lunedì, 02 novembre 2009, 22:01
Ti guardo accendere il fuoco e sorrido. Pensavo improvvisassi quando mi hai detto - ... se poi abbiamo freddo, accendiamo un falò - e per fortuna che fumi, perchè senza accendino quel piccolo fascio di rami non ti starebbe neanche ad ascoltare. Invece una scintilla. Poi un'altra. Ecco la fiammella. E questa spiaggia, alle prime luci del tramonto, diventa improvvisamente magica.
- Ti passo a prendere e ti porto al mare - mi avevi detto. Così mi sono preparata in fretta, coperta d’un bel maglioncione a trecce larghe e dei pantaloni di velluto per ripararmi le gambe. Una volta pronta, sono scesa e t'ho aspettato per un bel quarto d'ora sotto casa. E tu, quando m'hai visto, non sapevi cosa fare, se ridere o no. Perché poi, tutto sommato, ero anche carina vestita in quel modo.
- Ti avevo detto "andiamo al mare", non "ti porto in Siberia"... – non ce l’hai fatta a trattenerti. Ma quando sono salita in moto e mi sono stretta forte, anche se il viso era nascosto dal casco, sapevo che stavi trattenendo il respiro e che quel brivido che ti ha fatto leggermente sussultare era dovuto dai miei seni che sfioravano la tua schiena.
Il tramonto è sempre più rosso di questi tempi. E noi lì a guardarlo. Io, accoccolata fra le tue gambe. Tu, che mi circondi i fianchi e infili le mani sotto il maglione per scaldarle.
E il mio corpo è percorso dai brividi mentre sottovoce ti racconto di quando ero bambina e, proprio su quella spiaggia, incontrai un vecchio che mi regalò un cofanetto e mi disse di non aprirlo mai… che dentro c’erano custoditi tutti i miei sogni, i miei ricordi e le cose belle che mi sarebbero accadute durante la vita.
- dimmi che l’hai aperto! –
- no no. Sei matto? Se un giorno me la vedo brutta, provo a sfregarlo. Chissà se esce un genio! –
Le nostre risate si perdono col rumore delle onde. Guancia contro guancia. Il buio ci ha ormai avvolto. Ma non sento freddo. Rotoliamo sul plaid. Sei tutto spettinato. Sorrido.
- il tuo corpo è caldissimo – mi dici. Chiudo gli occhi.
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lunedì, 12 ottobre 2009, 18:16
... mi ero addormentata con le mani sul mio corpo. Mi sono svegliata e le ho trovate ancora lì, instancabili, ad accarezzare ogni centimetro di me più o meno scoperto.
Ed ero ancora stanca. Perchè il viaggio è stato lunghissimo e trovare da dormire un'impresa titanica. E poi il freddo. Fuori infuriava e infuria la neve ancora adesso. Una roba così a novembre non si vedeva da anni. Avrei dormito venti ore di seguito accovacciata vicino a te. Ma la pressione del tuo dito sul clitoride ha risvegliato i miei sensi. Così, anche se la testa continua a chiedere ore di sonno arretrato, dalla bocca è scappato un bel "fammi l'amore" invece di "fammi dormire". Insomma, con l'inconscio non si può combattere. Tantomeno quando hai le armi abbassate e il corpo esposto a qualsiasi attacco.
Ed è proprio la tua bocca che attacca il mio capezzolo sinistro, con dolcezza e avidità. Ci gioca e lo assapora. Lo strizza fino a farlo diventare rosso sangue, fino a farmi gemere dal dolore e dire "basta". Ma è un "basta" poco convinto. Anzi, è proprio con quel "basta" che ti appropri del mio corpo, dei miei fianchi. Entri dentro me senza preavviso, tappandomi la bocca con la tua per soffocare anche la più piccola protesta. Una protesta che sarebbe arrivata solo per gioco, non per altro. Ma la testa è in pallone forse anche per la troppa grappa che ci siamo scolati prima di metterci a letto.
Ho le gambe che tremano, il bacino che spinge contro il tuo. Voglio sentirti arrivare in gola, cazzo!
E la mia voglia è così palpabile e visibile che ti manda fuori di testa. Così continui a entrare e uscire dal mio corpo con forza. Poi ti fermi. Ne lasci dentro un po', solo la cappella, giusto per sentirmi mugolare e implorarti di riempirmi nuovamente. Ma stai lì, e non ti muovi. Ho gli occhi chiusi ma so stai sorridendo. Hai bloccato il mio corpo col tuo. E' una lotta impari. Tento di muovermi. Di riprenderti dentro me. E questo stringere di muscoli genitali mi provoca un potente orgasmo. Allora ne approfitti e lasci che ti risucchi al mio interno dove anche tu trovi pace...
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lunedì, 05 ottobre 2009, 18:36
«tieni duro, Piccola»
La tua voce aveva perso colore, e col colore anche la sicurezza di sempre. «tra poco arrivano… non mollare»
E io non mollavo. Restavo avvinghiata a quella carcassa di legno con una ostinazione involontaria, dettata esclusivamente dalla rigidità del corpo ormai prossimo all’ipotermia. Il freddo nelle ossa, l’incapacità di parlare, di sentire. Ed era pazzesco l’aver vigile solamente l’udito mentre tutti gli altri sensi erano anestetizzati. L’udito, che usavo sempre il minimo indispensabile, proprio perché erano troppe le cose che non amavo sentire. Per il resto avvertivo un gran dolore, diffuso, da non saper nemmeno dire che cosa mi faceva realmente male. I polmoni? Quelli sì, perché era viva la fatica che facevo a respirare. Ma se fosse arrivato uno squalo a mangiarmi le gambe, dubito che me ne sarei accorta.
Perché, Amore, mi hai portato in mare anche se le previsioni del tempo mettevano un peggioramento? Avrei voluto almeno provare la rabbia nei tuoi confronti per la situazione del cazzo in cui ci trovavamo, eppure non riuscivo. Forse perché il lato romantico della situazione me lo impediva. Tu, che sei sempre straimpegnato, avevi mollato tutto per questa fuga d’amore con me. Insomma, tutto sommato anche se le cose non erano andate precisamente come immaginavamo, il fondo… il fondo di tutto… era grande.
E anche se non potevo piangere di gioia, anche se non potevo urlarti che sei uno stronzo incosciente, anche se non avevo il fiato per restituirti una carezza… pensavo che alla fine si può anche morire per un attimo di gioia.
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mercoledì, 02 settembre 2009, 16:35

- Ciao! - ho detto entrando in casa. Poi l'ho detto nuovamente, non avendo avuto risposta alla prima. Ma ancora tutto tace. La casa è silenziosa, le tapparelle abbassate per proteggere l'ambiente da questo terribile caldo d'agosto. Un agosto infame per chi resta in città. Non ricordo nemmeno più il sapore delle ferie. Giugno è così lontano e qua... qua è sempre tutto così uguale...
Girello per casa. E' tutto in ordine. Del resto non ci siamo mai, come potremmo sporcarla?
Mi affaccio sul retro e sbircio al di là. Non c'è anima viva in giro. Solo qualche macchina di passaggio nel vialone che porta sul lungo Parma. E la tua macchina parcheggiata sotto casa. La tua macchina parcheggiata sotto casa? E tu dove sei? Boh... magari sei arrivato a piedi dal tabaccaio a prendere le sigarette. Ma non avevi smesso di fumare?
Intanto mi spoglio lasciando i vestiti qua e là e decido di levarmi di dosso tutto questo sudore. Nemmeno avessi fatto tremila chilometri a piedi! Che schifo!
Ma è proprio avvicinandomi alla porta del bagno che avverto dei rumori. Allora mi fermo. Sono dei bisbiglii. Non so perchè ho il cuore in gola. Magari vengono da fuori, stai calma cazzo! Te e la tua agitazione! Affino l'udito. Afferro la tua voce. Sottovoce. Mezze parole. Risatine. Allora sei a casa! Con chi sei al telefono? Col tuo capo? Non ti ci ho mai sentito ridere col tuo capo. Con qualche collega? Non sapevo di tue amicizie nell'ambiente lavorativo. A dire il vero, sei tanto orso che ero convinta che non avessi nessun amico. Ormai ho la mano sulla maniglia della porta del bagno, ma sono indecisa se aprire o no. Noi non chiudiamo mai le porte a chiave. Potrei bussare...
- ci vediamo anche domani? ho voglia di scoparti. Di leccarti la figa, riempirmi la bocca del tuo sapore e del tuo sesso. Sì amore... mi sto già toccando da un pezzo... eh?... ce l'ho in mano e lo sto menando... mmhhh... sì... sul cofano della macchina e ti sposto le mutande e... cazzo ma come si fa a resisterti? -
Sono sconvolta. Ritiro la mano e trattengo un urlo. Anche se la forza di gridare non ce l'avrei mai avuta. Il cuore ha smesso di battere, ne sono certa. E le mezze frasi mi arrivano forti e chiare all'orecchio.
- ...sì amore... sì... certo che ti riempio. Mi prendo la figa e quel culo meraviglioso che hai. E te lo metto dentro un po' qui e un po' lì... dioooooamooreeeee... bastano un paio di colpi e sborroooo... sìììì... anche tu... adesssoooo ahhhhhhhhhhhh ... haaaaaaa... haaaaa -
Gli occhi mi bruciano. Le lacrime rigano il viso. Il sudore mi si è gelato addosso. Il mondo mi è cascato addosso. Non so cosa pensare. Non so cosa fare. Deglutisco e riprendo a respirare. Con affanno. Com'era il tuo pochi istanti fa. E inizio a rivestirmi.
Ma cazzo... e piango... e mi sta crescendo una rabbia dentro folle... veramente folle. Mi verrebbe voglia di sbattere giù a martellate la porta di quel cesso e poi prendere a martellate la tua testa. E quella troia, chi è? Intanto continuo a piangere. E mi siedo sul divano.
E aspetto che tu ti sia ripulito, che abbia finito la tua telefonata d'amore (?). Aspetto. E mi asciugo le lacrime. Mi rimetto il trucco. Prendo una rivista in mano. E aspetto.
E' così che deve finire? Era così che doveva andare? Dopo tante corna che ti ho fatto io, ti lascio perchè tu mi hai tradita. Ecco. E rimango sola. E di questo appartamento che ne facciamo? E tutte le cose che abbiamo in comune? Magari mi lasci tutto per andare a vivere con la tua puttana. Ma io quel portascarpe non lo voglio. E nemmeno il paralume che ci regalò tua mamma... ché a dirla tutta non l'ho mai sopportato. Nè il paralume, né tua madre. Merda merda merda. Ok, ci separiamo. Dov'è il problema? Una coppia su due è separata. Andremo solo a fare parte dell'altra metà, fra le coppie scoppiate. Merda! E io che sono sempre stata così attenta a non rovinare tutto... vabbé, dai... è andata.
La porta del bagno si apre. Passi lenti lungo il corridoio. I tuoi occhi si spalancano quando si accorgono di me. - Ciao Piccola... sei tornata presto stasera... - e mi baci lievemente. Affettuosamente. Come sempre.
Ed io sospiro. Respiro Zen, diciamo. E il tuo profumo mi entra nel naso, così come l'odore del tuo sperma sprecato non per me. E invece di mandarti a fare in culo, mi viene solo da chiederti - Cosa ti va, Amore, per cena? -

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mercoledì, 19 agosto 2009, 17:36

- dai, balla! - ti invito. E' splendido balla a piedi nudi sull'erba fresca, umida, della notte.
I got a man with two left feet...And when he dances down to the beat...I really think that he should know...That his rhythms go go go
E ballo, maldestra come sempre finisco per pestarti tre miliardi di volte i piedi. E perdo l'equilibrio. Mi riprendi al volo. - Sei pazza, completamente -
Ridiamo abbracciati in un campo sperso della pianura padana, a un passo dall'autostrada, a un passo dal centro, a un passo da un mondo che mi conosce. Non dovevo bere così tanto. Rido. Ho caldo, ma fa anche fresco. Sono sudata fradicia, nemmeno fossi uscita dalla doccia. I capelli appiccicati a ciocche al viso, lungo il collo. Qualcuna segue l'incavo dei seni e s'incastra nel pizzo del vestito. - Oggi ho visto un porno, sai? Ma lo sai che su youporn ci possono andare tutti? Anche i ragazzini? Chiedono Sei maggiorenne? si? allora entra? Credo che anche uno di due anni possa schiacciare quel tasto senza controllo. Vabbè, è uno schifo. Sei d'accordo? -
Ora balliamo qualcosa di più lento che esce dalle casse della macchina che sono a palla. E ci strusciamo. E mi piace quel contatto con te. - E tu ti guardi i porno? - mi dici divertito.
- No, non è che li guardo. Cioè capita. Sai la curiosità... mi dico sempre vediamo se qualcuno s'è inventato qualcosa di nuovo riguardo al sesso. Insomma, c'è sempre da imparare, non credi? -
Scoppi in una risata.
Continuo - ...insomma, c'era Rocco Siffredi. Aò, ce l'hai presente? E' un gran figo. A me uno così farebbe sesso al primo sguardo -
- Ah! E io no? George Clooney è il mio sosia e non ti basta? -
M'è venuta sete. Prendo la bottiglia di champagne dalla ghiacciaia che è sul sedile posteriore della macchina e intanto il vestito s'incastra da qualche parte e si strappa sulla pancia. Bevo un bel sorso. Anche un altro. Mioddio che sete. Che sera. Che bella sera, vero Amore? - E' che un fidanzato che assomigliava a Clooney l'ho già avuto! Rocco mi manca - rido. Poi abbasso lo sguardo. Uno squarcio enorme sul mio bel vestitino a sottoveste in seta scopre la pelle abbronzata e il segno dello slip. Il mio vestito. Il mio bellissimo vestito! E ora? Mi butto a terra e scoppio a piangere, con la testa che mi gira, con mille parole sulle labbra e la voglia di essere baciata che mi pulsa nella pancia e viene su.
Ti sdrai sull'erba vicino a me, mi accarezzi. Sposti le ciocche dagli occhi. Devo essere un disastro, col rimmel che cola ovunque. - Sei pazza come un cavallo. Ti amo per questo, sai piccola? -
Singhiozzo ancora un po', nonostante tu mi abbia tappato la bocca con la tua. E assaporo le tue labbra. Sento il salato delle mie lacrime. Mi scappa da ridere per come mi sono messa a piangere. E mi viene ancora da piangere per il vestito. Ho ancora sete. Ma che musica stanno passando in radio? Chi ha abbassato il volume? Sento solo i nostri respiri...

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giovedì, 30 luglio 2009, 16:42
Ho inciampato. A dire il vero, potevo anche aspettarmelo. Non tanto perché io sia un’imbranata nata... anzi. E neanche perché quella sera indossavo dei tacchi altissimi… il fatto è che quando mi emoziono, divento maldestra.
- … e te… dove andavi col tacco di dodici??? – mi ha detto Chiara quando gliel’ho raccontato.
- … beh, ogni tanto mi portano a fare un giro! – ci ho voluto ridere su. In realtà non avevo per niente voglia di raccontare tutta la storia: che mi ero ritrovata col sedere sul marciapiede a ridere come una matta, un po’ per lo spavento, un po’ per la vergogna. Che lui si è seduto al mio fianco incurante dei jeans bianchi e mi ha detto che la luna da lì si vedeva molto meglio in effetti, ma che le esalazioni dei gas di scarico delle automobili rischiavano di non farci vedere l’alba. Che mi ha aiutato a rialzarmi. Ed io avevo ancora il sorriso stampato sulle labbra. Lui… a lui, invece, ridevano gli occhi. E non è stato facile riacquistare l’equilibrio. Soprattutto perché mi ha tirato a sé mentre continuava a parlare delle notti di luna piena e di tutte le cose più o meno strane che accadono. Poi mi ha sfiorato il viso, ma io mi sono spostata. Lui, però, non ha mollato. Lui… lui è tenace, come gli uomini che piacciono a me. E’ sceso lungo il collo, tenendo le labbra a pochi millimetri dalla pelle ma stando ben attento a non toccarmi. Ed io, ad ogni respiro, tremavo come una foglia. Non è stato facile trattenermi. Soprattutto perché una parte di me l’avrebbe preso lì, in quel vicolo fuori mano. Così quando ho finito di lottare con me stessa, ho iniziato a farlo debolmente con lui. Perché mi sono detta che non posso sempre cedere alla prima.
L’ho allontanato da me quel tanto necessario per non sentire l’odore della sua pelle, con la scusa del sandali che mi facevano male e che dovevo proprio togliere. Allora lui si è schiarito la voce e mi ha lasciato fare. Ha aspettato che li legassi al manico della borsa e così, scalza, mi ha preso per mano e abbiamo iniziato a camminare per le vie del centro. Ma io… io non capivo niente di quello che diceva. Ero tutta sottosopra. Avevo un rimescolamento dentro che la metà bastava. Bastava per spingerlo dentro un portone qualsiasi e prendermelo. Invece no, pare strano ma ho resistito. Ed è stata una passeggiata bellissima. Sembravamo quasi due fidanzatini. E chissà, forse lo diventeremo anche…
No… ma dico… e ora queste di cosa stanno parlando? Le mie amiche sono prese da una conversazione fitta fitta che terminano con un - ecco, lei sì... lei è una che acchiappa –
Boh… io non so che dire. Sono ancora persa nella mia passeggiata con lui, nella voglia di rivederlo, nel desiderio di averlo. Ma per non far capire che sono completamente assente, rispondo con un semplice - Macchè… io? no, no… io sono scostante, indisponente, irriverente ecc… ecc… ecc… a chi volete che piaccia una donna così? –
…e mi immergo nuovamente nei miei pensieri.
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lunedì, 27 luglio 2009, 17:08

Sentivo crescere continuamente il desiderio di lui.
Mi era bastato sfiorarlo e stargli vicino pochi istanti per capire che lo volevo. E' che il suo corpo aveva catturato il mio in maniera naturale e prepotente e adesso ne sentivo una necessità fisica e anche fisiologica.
Camminavo per strada in una sera umida e fitta di nebbia, dove ogni cosa sembrava apparire improvvisamente dal nulla. Camminavo assorta nei miei pensieri. Nei nostri pensieri, per meglio dire. E non mi accorsi nemmeno d'essere arrivata fino a quando non notai l'insegna luminosa del Pub che stava là ad indicare l'ingresso. Entrai e salutai in giro. Conoscevo un po' tutti, dato che quella era la tana in cui mi rifugiavo per trascorrere le serate solitarie, che poi non lo erano più. 
- il solito - dissi a Jack, uno stupendo ragazzo americano, in Italia per imparare la nostra lingua.
Scomparve e riapparve dopo pochi minuti con una nuova marca di vodka. - E' russa - mi disse - Special... only for you, darling -
Mi faceva morire. Non rinunciava a parlare inglese ed ora anche i clienti più negati per le lingue spiccicavano le prime parole.
Parlammo un paio d'ore del più e del meno. Almeno, io. Lui, invece, coglieva ogni spunto per buttarla sul sesso, ma io smorzavo continuamente i toni. Poteva essere mio figlio, anche se fisicamente sembravo io la bambina fra i due. La mia amica mi diceva che mi facevo troppe seghe mentali... "se non ha problemi lui, perchè devi averne tu?"... boh, perchè io ero fatta così. O forse, più semplicemente, perchè in quel momento non era il lui che volevo.
Posai il quarto bicchiere e pagai le consumazioni con mano malferma. 
- Fra un'ora finisco il turno... passo da te, che ne dici? - disse Jack con un sorriso meraviglioso.
Borbottai un "E' meglio di no", chiusi bene il cappotto e mi diressi a passo lento verso casa. I ciottoli delle vie del centro e l'alcol, rendevano instabile la mia andatura. Barcollavo, facevo dieci passi e mi appoggiavo a qualche muro per riprendere l'equilibrio. E intanto, fra un sussulto di vomito e l'altro, pensavo a lui, a dove poteva essere, a cosa poteva fare, a con chi era. Già! Con chi cazzo era?? Perchè non era lì con me??
Arrivai al portone di casa con un po' di malessere in meno e una pressocché riacquistata lucidità. Ma sobbalzai ugualmente quando mi sentii chiamare nel buio. - Piccola! -
Mi voltai riconoscendo all'istante il timbro della voce. E lui era lì, sorridente, coi capelli resi umidi dalla nebbia - oggi ero a Parma per lavoro, ho chiesto ai tuoi colleghi dove abitavi... volevo farti una sorpresa... spero non ti dispiaccia... -
Il mio cuore ballò tutta la notte al suono di una musica meravigliosa che solo io potevo sentire. O forse anche lui? Quando mi abbracciò, appoggiai l'orecchio al suo petto. Sorrisi. Il suo cuore ballava allo stesso ritmo del mio.

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lunedì, 27 luglio 2009, 15:56

Avrei ripreso l'aereo da lì a due ore. E più mesta che mai. L'incontro avuto nel pomeriggio era stato un completo fallimento. Il fatto è che ero sicurissima che avrebbero finalmente firmato il contratto. Invece, all'ultimo, si erano tirati indietro dicendo che dovevano ancora pensarci su. Ma come... dopo un anno intero di trattative? Ero furiosa perchè tutto ciò avrebbe fatto saltare la promozione che aspettavo da un po'.
E in più non avevo visto Nico. In quei due giorni non eravamo stati capaci di far combaciare i nostri pochi momenti di libertà, così stavo per ripartire senza poterlo riabbracciare. Uffa. Ci tenevo davvero tanto. Non che fossimo particolarmente intimi. Forse non potevamo nemmeno definirci amici. E' che Nico, per me, faceva parte di quel limbo dove ogni tanto amavo rifugiarmi e in cui lui aveva assunto un ruolo terapeutico per il mio umore e la mia anima. Era un tipo forte! Riusciva sempre a strapparmi un sorriso. Amava ascoltarmi e finiva sempre per riempirmi di coccole. Ed erano passati tre mesi dall'ultima sbronza insieme, e mi sarebbe proprio piaciuto riproporre quella buona abitudine.
Mi allungai nella vasca ricolma di acqua caldissima e sentii immediatamente i muscoli distendersi e alleggerirsi di ogni dolore. Sprofondai in un sonno profondo e là incontrai il sorriso di Nicholas. Poi, boh... mi risvegliai avvolta dall'acqua diventata fredda e mi affrettai ad uscire dalla vasca e stringermi nell'accappatoio.
Il taxi fu puntuale e in mezz'ora arrivai a Fiumicino. Stavo quasi per imbarcarmi quando sentii pronunciare il mio nome all'altoparlante. Ripercorsi allora tutto il corridoio all'indietro, facendo il più in fretta possibile per non rischiare di perdere il volo, e quando raggiunsi il check-in vidi Nico che mi indicava, con la sua buffa espressione, agli uomini in divisa che gli facevano compagnia.
Mi abbracciò. Anzi, ci abbracciammo.
- Che ci fai qui - dissi meravigliata.
- Non potevo non rivederti. Ti avevo promesso una cena, ricordi? -
- Si, ma adesso è tardi, stanno per chiudere l'imbarco. Sono tanto felice di averti rivisto. A presto - lo baciai sulle guance e feci per andare, ma lui mi fermò.
- E no. Non accetto un picche proprio da te, che sei piccola e brutta - e sorrise - Ti prometto una cena velocissima. Un fast-food può andare? Poi ti porto nuovamente qui in tempo per il prossimo volo. Va bene, Cenerentola? -
Come dire di no all'unico uomo al mondo che aveva avuto il coraggio di offendermi a quattr'occhi?
- Va bene, mostro... hai vinto - risposi, dandogli un leggero pugno nello stomaco.
- Sempre la solita manesca - disse, stringendomi a sé.
- Sempre il solito villano -
....

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lunedì, 27 luglio 2009, 15:15

Amarci

Fino a farci male

Dove solo carezze e baci lievi

possono darci nuovamente il respiro

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venerdì, 24 luglio 2009, 15:27

Ho preso il tuo Cuore

Ci ho affondato le mani

Me lo sono spalmato addosso

Mi sono nutrita della tua Anima

... e Tu...

Tu non hai urlato

Non ti sei sottratto

Mi hai semplicemente baciato

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