Michele era uscito di casa sbattendo la porta e trattenendo il respiro per non esplodere. Non ne poteva più di quella situazione. Non ce la faceva a sopportare ancora Francesca e tutto il suo bagaglio di problemi personali. Quando si erano conosciuti, lei non era così: si era innamorato della sua allegria e timidezza, del suo modo strano di complicarsi la vita e anche di affrontarla. Non si sarebbe mai immaginato che i suoi problemi immaginari, potessero arrivare a rovinare una quotidianità che in realtà era degna di una qualsiasi storia d'amore. Non era più sufficiente un tenero broncio per farlo sorridere, e nemmeno i suoi lacrimoni alternati a scoppi di riso uniti in attimi drammaticamente divertenti.
I finestrini abbassati, un braccio fuori, la sigaretta accesa nella mano appoggiata sul volante e la musica a tutto volume. Il suo cuore riprese a battere normalmente subito dopo la risata che gli sfuggì guardando la sua immagine riflessa nello specchietto retrovisore. Con i capelli così sparati in aria, non sembrava proprio un uomo alla soglia dei quarant'anni. Il battito del cuore tornò normale non appena l'oscurità della campagna si rischiarò con le prime luci della periferia cittadina.
La mente di Michele era talmente vuota che si ritrovò sotto casa di lei, senza sapere come ci fosse arrivato. Lei...
lei che aveva stravolto la sua giovane vita, che gli aveva fatto da nave scuola, che aveva dato un senso alla passione e un volto all'amore. Lei, che aveva gli anni di sua madre, che portava con naturalezza la bellezza matura, dolce e decisa, il suo corpo imperfetto ma accogliente.
Michele si fermò davanti a quel portone così familiare, che gli ricordava affanni ed emozioni... un pezzo importante della sua vita, forse il più importante.
Francesca Rizzoli, insegnante al liceo classico di lingue antiche era, a detta di tutti, l'insegnante più bastarda di tutta la scuola. Michele Rossi, studente al quarto anno del medesimo liceo, appena sufficiente in tutte le materie, tranne in greco in cui aveva l'eccellenza.
"Haaaaaa, bei tempi quelli" pensò Michele con un filo di rammarico. Rimpiangeva la spensieratezza di quel periodo e soprattutto la solarità di quella donna. Come avrebbe voluto essere ancora un ragazzo...
"Michele"... la voce vellutata di Francesca lo colse di sorpresa alle spalle. "Non mi aspettavo di trovarti qua"... "quanto tempo è passato"... "ti vedo un po' sbattuto"... "sali a bere qualcosa che facciamo due chiacchiere"... furono le uniche chiacchiere scambiate in tutta la serata. Iniziarono a spogliarsi in ascensore, finirono nell'ingresso, si presero sul tavolo della cucina e poi sul pavimento.
Lei non era cambiata. Aveva sempre la pelle profumata di pesca, il suo sesso che sapeva di arancia. Fare l'amore con lei aveva quel non so ché di frappé alla frutta.
Lui invece si era fatto uomo, aveva abbandonato l'odore del ragazzo ed ora aveva quello di maschio, per certi versi ancora più eccitante. Anche il suo pene era più grosso, più vissuto ma sempre, sempre, bello. Francesca non aveva perso la sua generosità. Amava sempre donare piacere ed, ogni volta, trovava così anche il suo.
Se non fosse stato per quei vent'anni di differenza... forse avrebbe dovuto sposare lei e non Francesca. Ma chissà; anche l'aver trovato una donna con lo stesso nome forse era un segno del destino. Quanti forse... quanta voglia di restare lì e fingere che quei venti anni non fossero passati.
L'orologio però era appeso sopra la porta della cucina, e proprio mentre lei lo cavalcava, gli stringeva il membro e glielo succhiava dentro sé, non poté fare a meno di notare che erano le quattro di mattina. La inondò del suo seme per la terza, quarta o forse quinta volta... chi si ricordava più. Francesca, comprensiva, lo aiutò a rivestirsi, gli spazzolò la maglia in modo da togliere ogni pelo del suo maglione bianco, così da non metterlo in difficoltà.
Quando Michele aprì la porta di casa, il silenzio che lo avvolse gli pesò come non mai. Nella camera da letto, un respiro pesante gli ricordò di essere sposato. Francesca accese la luce e con aria assonnata disse "Dove sei stato finora... ero preoccupata..."
Avrebbe voluto urlare "Preoccupata un cazzo. Stavi dormendo. Quando la finirai di imbottirti di tutta quella merda?" Invece si chinò e le baciò la fronte "Avevo bisogno di una boccata d'aria"
Lei gli si avvinghio al collo pronunciando scuse e "ti amo" che lui ormai non ascoltava nemmeno più. Sapeva di doverla curare e che quello era l'impegno che si era preso. Ma il "Ti amo Francesca" che pronunciò quella sera, non era mai stato così vero... lui Francesca l'amava davvero... e da vent'anni non aveva mai smesso di farlo.
Ormai ci siamo... inizia il travaglio!!!
Penso che tanta agitazione non ci sarebbe nemmeno in una sala operatoria regolare!
Sono due giorni che sento mio marito dire "Mamma che tette grosse!"
Io, per istinto, seguivo il suo sguardo (magari guardava le MIE eh!)... e invece diceva della gatta!
La mia micina, Bianca, che ha poco più di un anno e sta già per mettere al mondo dei cuccioli. Un paio di mesi fa, quando ha passato la sua settimana ormonale, io le dicevo di stare a casa, che i gatti una volta che gliel'hai data non ti guardano più, che ne cercano subito un'altra o che magari tornano dalla Penelope che li aspetta fiduciosa (che magari pure lei la sta prestando a qualcun altro!). Ma lei no. Ingenua, ha voluto fare da crocerossina a tutti i gatti del quartiere, farli felici, ed ora è qua che miagola con la pancia che si muove animata da tanti piccoli alien!
PRESTO!!! FAI BOLLIRE L'ACQUA!!!
I ragazzi sono agitatissimi. Sventrano ogni tipo di cartone che trovano in giro per casa, tentando di creare una sala parto adatta alla cucciolata (chissà quanti topini s'aspettano di vedere!)
FORZA... PORTA GLI ASCIUGAMANI PULITI!
Cavoli che ansia... è la prima volta per lei, ma anche per me!
Ha perso le acque. Ha mangiato e smesso di miagolare. Cammina con quel pancione come se non ce l'avesse più ora. Ma è normale??? E quando partorisce? Che cosa posso fare? Micia, dimmi quando hai le contrazioni che respiriamo insieme... così... uh uh uh uh uh... vabbè, più o meno!
"Claudia sta tranquilla, lascia fare alla natura"
...si... si... certo... però... SGRUNT!!!
PS. ovviamente chi volesse, fra 30-40giorni, un bel micino, non ha che da chiedere (VI PREGO!)
Non leggere questo post.
E' fortemente irritante, facilmente criticabile e potenzialmente offensivo.
__________________________________ UOMO AVVERTITO MEZZO SALVATO
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"Porco rumeno bastardo"
... questo è ciò che può dire una bambina di quarta elementare ad un compagno di classe durante una lite. La maestra sente e ne fa nascere un "caso", trascina la bambina alla cattedra, facendole ripetere a voce alta quello che ha detto, in modo tale che tutti siano coscienti del fatto che, un atto del genere, si merita una nota sul diario e sul registro. (Sai che punizione...)
Dall'altra parte, abbiamo un bambino italiano che, dall'inizio dell'anno, ha cambiato atteggiamento nei confronti dei compagni di classe assumendo quello da bullo. La maestra ne è a conoscenza ma giustifica il mancato intervento dicendo che il bimbo ha dei problemi personali e così, gli ...
"stronzo", "testa di cazzo", "cazzo vuoi", "vaffanculo"
...volano dappertutto, a chi più, chi meno. Non è nato però nessun "caso", nonostante le molteplici lamentele da parte di alcuni genitori di figli ricorrentemente offesi, i quali sostengono che, anche se un bambino ha dei problemi, non è giusto che li faccia venire anche agli altri, sennò si innesca una catena che non finisce più.
Ma allora, l'educazione è vista oggi solo nel rispetto della nazionalità del singolo? Non esiste più l'educazione fine a se stessa? Perchè vengono così minimizzate le relazioni che nascono e si intessono fra italiani di ogni età? Io penso che essere maleducati non significhi esclusivamente essere o meno razzisti. Si tratta di qualcosa di più importante: di insegnamenti basilari di fratellanza e convivenza civile che devono essere impartiti in tenera età, prima in famiglia e poi a scuola. E tutto questo, al di là del colore della pelle, degli occhietti a mandorla o dei capelli rasta.
Si parla tanto di tolleranza... ma a questo punto mi chiedo verso chi e su cosa in particolare!
ECCO I COMMENTATORI DEL POST PRECEDENTE
E SENZA AVATAR Bassotuba, C.R.
Questo post rappresenta una serie di riflessioni personali, sociali, politiche, su usi e costumi, riguardo l’allungamento (e già questa parola da sola farebbe nascere un post a sé) della vita.
Se prima erano ottanta adesso sono cento. Non chili, anni. Vivere vent’anni in più, può essere anche una gran fatica, oltre che una ficata!
Io ho voluto stilare la mia classifica di UP & DOWN per discuterne con voi. È molto soggettiva e criticabile quindi m’aspetto un catafascio di commenti... e per questo sarete puniti!
Andiamo:
UP
1)ferma restando l’età della menopausa (45/50anni), vent’anni in più di trombate senza l’incubo di gravidanze indesiderate, spese in profilattici e pillole anticoncezionali e di coiti interrotti, è cosa buona e giusta!
2)se la vita fino a 80anni non ti ha dato quello che volevi, hai ulteriori vent’anni di speranza! (il che non è poco. Io, per esempio, potrei diventare una famosa scrittrice a 99anni!!! La speranza è l’ultima a morire!)
3)se i tuoi figli si sposano e fanno figli… se i loro figli si sposano e fanno altri figli… se i figli dei figli dei figli… beh, s’è capito… si ha la possibilità di diventare nonni, bisnonni, trisnonni, quadrisnonni ecc.
4)quei vent’anni in più possono servire per vedere gli effetti della chirurgia estetica! E questo può essere divertente…
5)c’è la possibilità di vedere realizzato il teletrasporto: uno smaterializzatore e un rimaterializzatore per permetterci di andare da una parte all’altra in un batter d’occhio e allora chi ci tiene più!
DOWN
A)se si velocizza lo scioglimento dei ghiacci, potremmo provare l’emozione di mettere le squame!
B)Se si allargano i buchi nell’ozono a macchia d’olio, potremmo conoscere le sensazioni che prova una porchetta quando viene infilata e messa sullo spiedo!
C)Vedere la stessa classe politica per ulteriori vent’anni al governo è inammissibile. (sarebbe necessario un golpe regolatutto che passi da anarchia, monarchia e torni a repubblica un po’ più pulita e giovane!)
D)I batteri, sempre più accaniti e resistenti, potrebbero sterminarci e prendere possesso dell’intero pianeta (e a Mignolo con Prof non resterà che giocare a briscola!)
E)Sancito che il limbo non c’è più ed esistono solo il paradiso e l’inferno, io mi sento molto meno orgogliosa del mio lato strettamente umano. Vent’anni in più sono ora necessari per mettere le carte in regola per presentarsi di là. (Però nel Vangelo, Gesù era molto più comprensivo e tollerante con i peccatori!)
------------ QUESITI IN ATTESA DI URGENTE RISPOSTA ---------
1)se a settant’anni una persona non vuole più sentirsi chiamare vecchio, forse a cento anni lo permetterà?
2)A novantotto anni, è sempre attuale la foto dei diciotto appiccicata sulla patente?
3)I bikini, la nutella e la Mini, per quanto ancora dureranno?
4)Per cosa si lotterà negli anni a venire?
5)A 80 anni, ne dimostreremo 60 e a cento, ottanta? O il fisico invecchierà normalmente e saremo una generazione di Alzaimer?
La posta cartacea è stata sostituita dalla posta elettronica, la comunicazione da verbale si è spostata nel virtuale, gli sms e la comunicazione sintetica hanno preso il sopravvento su tutto, la famiglia non esiste più, del sesso se ne parla sempre più e si fa sempre meno, ci sono più cornuti al mondo che sposati senza corna, i gay le lesbiche e i bisex sono in numero maggiore degli eterosessuali che passano per anormali… venti, trenta, quarant’anni in più ci serviranno per fare un po’ di pulizia in questo mondo marcio?
ECCO I COMMENTATORI DEL POST PRECEDENTE
E SENZA AVATAR Diavolo, Bassotuba
Tatiana aveva corso per le strade cittadine in sella alla sua moto, senza neanche guardare i segnali stradali e rischiando di fare almeno dieci incidenti in un tratto di pochi chilometri. Affannata, aveva bussato e ribussato alla porta di casa Manfredelli sperando che Luciano facesse la sua apparizione, ma invano. Lei non poteva sapere degli straordinari che l’avevano trattenuto per tutta la notte in studio coi suoi colleghi.
Chissà se Manuela avrebbe mai saputo della fortuna che quella mattina l’aveva baciata. Proprio lei, che malediceva costantemente i periodi di full immersion nel lavoro di Luciano.
Così, mentre Tatiana continuava a ribollire e rimestare la propria rabbia in attesa di poterla finalmente scaricare, l’altra si stiracchiava leggermente intontita in un letto non suo.
Quando Manuela aprì gli occhi, non si meravigliò di non essere a casa sua. Si ricordava piuttosto bene com’era andata la cena della sera prima: Fil Gnoccon si era rivelato una compagnia molto piacevole e tutto si era susseguito con molta naturalezza, dalla cena al salire in camera, dalle risate insieme a quel poco che poteva ricordare prima di cadere addormentata. Ecco, sfortunatamente non aveva la certezza di quello che era successo con Fil, era troppo ubriaca: avevano fatto l’amore oppure no?
La luce filtrava dalla tapparella abbassata e nella penombra, Manuela si accorse d’essere sola. Nessun indizio nella stanza che indicasse la presenza di qualcun altro. Stropicciandosi gli occhi e guardando meglio attorno, si accorse di un biglietto appoggiato all’abat-jour sul comodino a fianco del letto. Si allungò per prenderlo… “Grazie per la bella serata e per aver accettato il lavoro. Ti aspetto agli studi televisivi nel pomeriggio. Chiamami appena puoi. Ps: tranquilla… la tua purezza è intatta… eri davvero troppo ubriaca per poter approfittare di te… ma credimi, è stata dura resistere alla tentazione…”
- Ah… - disse Manuela un po’ delusa. - Allora non era successo nulla -. I suoi pensieri furono interrotti dal suono del cellulare che l’avvertiva di un messaggio in arrivo. “Ciao amore, fra dieci minuti sono lì con le paste fresche per farmi perdonare di stanotte. Ti amo”
Dieci minuti? Non ce l’avrebbe mai fatta ad arrivare a casa in così poco tempo e Luciano avrebbe scoperto che aveva passato la notte altrove. Anche se con Fil non era successo nulla, come poteva spiegare al marito la cena e la notte passata in hotel? Impiegò un quarto d’ora per lavarsi la faccia al volo, scendere al piano di sotto saltando i gradini a tre per tre e convincere il ristoratore a portarla immediatamente e a tutta velocità in città. Durante quel breve tragitto, il suo cuore si uniformò alla velocità del motore. Arrivata nel suo quartiere, si capitombolò giù dal furgoncino e fece di corsa l’ultimo tratto di strada riuscendo forse a superare qualche guinness dei primati. Sullo stesso lato del marciapiede ma dalla parte opposta, Luciano aveva appena raggiunto il portone di casa e infilato la chiave nella toppa.
- Amore! – le uscì strozzato dalla gola. Lo sforzo le aveva svuotato completamente i polmoni che sembravano non volersi più riempire d’aria. Lo sguardo stupito di Luciano scomparve appena le labbra della moglie si incollarono alle sue. Le palpebre si abbassarono non appena la lingua calda si insinuò nella sua bocca, stringendosi alla sua in uno sfregamento appassionato e lunghissimo. Luciano si staccò a malincuore da quelle labbra che riuscivano ad eccitarlo anche solo guardandole pronunciare le parole più semplici. Ogni volta che le guardava, riusciva a trasporle sul suo petto, sul suo corpo. Si sentì duro nei pantaloni pensando ai magnifici pompini che Manuela gli regalava ogni volta che facevano l’amore.
- Abbiamo avuto lo stesso pensiero stamattina… - disse Manuela mostrando il sacchetto con le brioches prese all’hotel prima di partire. Gli occhi divertiti e amorevoli di Luciano, la fecero sentire una vera stronza. Come poteva prendersi gioco di un uomo così? Lui si meritava una moglie migliore. E proprio nel momento in cui Manuela si sentiva un’autentica merda, la voce di Tatiana squillò alle sue spalle, e il panico s’impossessò nuovamente di lei.
Come poteva adesso tirarsi fuori da quel casino? Lo sguardo feroce di Tatiana non lasciava dubbi sul motivo per cui si trovasse lì: vendetta. Semplicemente vendetta per tutti gli uomini che avevano preferito Manuela a lei, per quella volta che l’aveva trovata a limonare Matteo di cui lei segretamente innamorata, e per aver infine perso quel lavoro tanto desiderato in televisione a causa sua.
- Che disastro! – pensò Manuela. E ora, come sarebbe finita?
*
RINGRAZIO, IN ORDINE DI APPARIZIONE, CHI HA COMMENTATO IL POST PRECEDENTE
E SENZA AVATAR Stefina70, Diavolo, Bassotuba
Non avevo voglia di uscire quella sera. Era il compleanno di Sarah e mi ero scordata di comprarle il regalo. Ma Alex aveva insistito tanto… e così eccoci là in disco, a dimenarci come sempre. Avevo deciso che il mio regalo per Sarah sarebbe stato l’accesso libero al bar ma ancora non sapevo che mi sarebbe costata così tanto!... tanto per tutto...
Per fortuna avevo rubato un paio di centini nel portafoglio di mio padre!
I due ragazzi che ci avevano agganciato, ci avevano offerto roba buona e visto che era gratis…
La musica vibrava e noi tre sui cubi eravamo scatenate. Poco prima, in bagno, avevo tolto apposta le mutandine e quei due percepivano il mio odore di fica giovane e disponibile. Sarah e Alex ballavano poco più in là. I corpi sinuosi si muovevano seguendo una musica tutta loro, che sembrava non sentire nessun altro. Le curve sinuose, i seni leggermente scoperti… quanta sensualità in quei corpi, quanta voglia di toccarli…
Era mattina quando i due ragazzi ci riaccompagnarono a casa. Mi sentivo fisicamente sfinita, con la testa in poltiglia e una gran voglia di dormire. Ma una mano risalì lungo le gambe ed iniziò ad accarezzare le mie nudità, la mia fessura bagnata e vogliosa da prima. Il motore si era fermato, qualcuno mi aveva aiutato a scendere dalla macchina e ora le mani sul mio corpo si erano moltiplicate… una lingua in bocca… una bocca sul collo…
Sembrava tutto irreale, una specie di sogno, dove io immaginavo che quelle mani, quelle bocche, quei corpi, fossero delle mie due amiche…
Invece un mugolio un po’ troppo rauco e profondo mi riportò in un attimo alla realtà. Aprii gli occhi e vidi contro di me un biondo che non era il biondo che avrei voluto vedere… e le mani non erano quelle di chi avrei voluto...
Infatti le mie amiche erano là, davanti alla porta d’ingresso, che si baciavano teneramente. Ma il sogno doveva includere anche me! Invece loro due mi avevano escluso!
Una rabbia che non sapevo di avere mi aiutò a raggiungerle con pochi balzi, ad avventarmi su di loro, ad affondare le unghie nella carne… non m’importava di chi fosse, ma dovevo punirle, in qualche modo. Lottai fino allo stremo delle forze, finchè delle braccia mi trascinarono via e un colpo violento mi fece perdere i sensi.
La mia amica è disperata e piange come un vitello. Di riflesso, il mio cuore va in poltiglia.
Non ne può più. Anche io non ne posso più di vederla così.
Ho vissuto la sua storia passo passo e non posso fare a meno di sentirmi triste per lei.
Lei, che ha poco più di ventotto anni e che da una vita fa da mamma a suo fratello di undici.
Lei, che sta pagando il mutuo per un’attività abbandonata senza tanti preavvisi, prima da un componente della famiglia, poi dall’altro e così via.
Lei, che si ritrova a dover gestire l’albergo, il bar e il ristorante, col solo aiuto di suo padre che si divide fra lei e il lavoro di camionista.
Lei, che deve proteggere il fratellino dalla madre psicotica che ne rivendica il “possesso” a distanza.
Lei, che deve barcamenarsi fra querele, avvocati, servizi sociali e chi più ne ha più ne metta.
-sono così avvilita, mi sembra che tutto quello che faccio è sbagliato –
-lo sai che non è così… fai tutto il possibile e non potresti fare nulla di più… -
Lei, che mi sembra ancora così bambina per affrontare problemi tanto grandi… ma in fondo non esiste un’età giusta per molte cose. Poi penso a quante volte ho detto io la stessa frase… mi sembra di sbagliare tutto… detta così tante volte che è rimasta attorcigliata alle budella. Quante volte mi sono sentita inadeguata e in colpa per cose non volute da me.
-ho un grosso punto interrogativo: cosa succederà domani? –
-… che tu ci pensi o no, il domani arriverà comunque e vedrai… -
Vorrei proteggerla come farei con uno dei miei figli. Mi limito invece ad ascoltarla, consigliarla, aiutarla per quel che posso.
Alcuni hanno l’abitudine di parlare senza guardare in faccia chi hanno di fronte. Io, al contrario, ho la necessità di averne gli occhi, di stabilire un contatto diretto e valutare le reazioni dei corpi. Il corpo infatti, mi dice molte più cose delle parole. Così, anche quando vado in giro, osservo le espressioni dei volti, faccio caso ai gesti e ne studio i comportamenti. Sarà per questa mia particolare attenzione che ho sempre capito chi avevo di fronte al primo sguardo. Poi magari non ho ascoltato il mio sesto senso e mi sono ritrovata nella menta, ma questa è tutta un’altra storia.
Il punto è:
Perché la gente sorride poco?
Perché la gente gira col muso (o altro) che tocca costantemente terra?
Perché sembrano tutti sempre pronti ad azzannarti invece che a darti la mano?
Insomma, non che mi aspetti di vedere sorrisi ebeti al mio passaggio, ma un atteggiamento positivo del mio prossimo mi aiuterebbe ad affrontare meglio una società che trovo sempre più complicata!
Io rido spesso. Non so, forse sono l’unica scema sulla terra che trova molte cose divertenti! Nel caso, in quanto scema, non mi preoccupo minimamente di quello che pensano gli altri di me, e continuo a ridere e sorridere come e quando mi pare. (o forse rido solo perché sono bionda ed è risaputo che le bionde ridono sempre?!)
E siccome penso che questa vita sia già abbastanza dura di suo, ho deciso di regalare (ai musoni e agli incazzati cronici di passaggio) qualche spunto di riflessione:
-la mattina quando apri le finestre e vedi il sole che illumina ogni cosa, sorridi. Sorridi al prato carico di verde, al condominio di fronte decorato di murales, alle macchine ammaccate parcheggiate in strada (tanto non c’è la tua là in mezzo) e ai vetri rotti sul fondo del cassonetto che ti rimandano millemila raggi colorati.
-Sorridi al bambino col viso completamente ricoperto di gelato al cioccolato e coi vestiti in “pandan”. Sorridi, tanto non è tuo figlio! Si avvicina, inciampa e si aggrappa ai tuoi pantaloni? Sorridi! Ha solo un anno e mezzo (l’avesse fatto un adulto gli avresti spaccato la faccia, lo so!)
-Un camion con del mangime per polli ribalta il carico e ostruisce la strada? Sorridi, entrerai più tardi al lavoro con una buona scusa (tanto devi prendere un’altra strada, no?)
-Sei ad una riunione pesantissima in cui dovresti dare il meglio di te per concludere un affare? Bene, pensa alla “topa” (se sei uomo o sorella) o al “regale augello” (se sei donna o gaio) che mette sempre di buon umore anche solo il pensiero di una prossima sana scopata.
-La tv propina solo tg disfattisti, film horror, thriller, reality e cose da suicidio? Fatevi due risate coi cartoni animati, Paperissima e Candid Camera. Se siete dell’umore adatto forse vi bastano 5 minuti di Bruttiful!
-Il mondo intero cospira contro di te? No, non sei paranoico (ma anche se lo sei, in questo post/posto non posso fare nulla). Prendi il telefono e chiama il/la tuo/a migliore amico/a. Tanto ormai sa di averti come “croce” e cercherà di tirarti su il morale con ogni mezzo a sua disposizione.
- Dammelo -
- Qui? - - Qui o da un'altra parte, che importa? Ho voglia di te -
- Tu sei pazza... - - Non ci vuole un genio per capirlo. Forza, dammelo -
- Ti avverto... dopo non potrai più farne a meno... e sarai solo mia - - No, tu sarai solo mio. E' forse questo che ti spaventa? -
- Io non ho paura di nulla, tanto meno di te che sei la cosa più bella che mi sia mai capitata in tutta la mia vita - - Bene... dammi la mano... senti... -
- ... è un lago... andiamo... - - Si, portami con te... verrò con te in capo al mondo -
- Si piccola, non ti lascerò più -