domenica, 30 settembre 2007, 22:26
Perché voi uomini non sapete trattenervi?
Uno stimolo, e via… giù la cerniera e fuori il salsicciotto! Fosse solo per il sesso potrei anche capirlo, ma per soddisfare altri stimoli fisiologici, no.
Oggi, ne ho visti ben tre pisciare sul ciglio della strada e, dalle ombre riflesse sull’asfalto, non doveva essere un gran bello spettacolo (soprattutto “grosso”).
Noi donne siamo così diverse… se non abbiamo un gabinetto, ce la teniamo stretta! Noi donne sappiamo soffrire, ecco. Ci facciamo piuttosto tutti i colori dell’arcobaleno, restiamo compresse nei vestiti fino a sentire la cintura che ci taglia in due, ci facciamo scoppiare la vescica se è necessario… ma la gonna l’alziamo per ben altri motivi che metterci accovacciate e farla in mezzo a una strada.
Tra l’altro, trattenere la pipì è un esercizio utilissimo per mantenere elastici i muscoli vaginali e stimolare il perineo che così si hanno dei gran begli orgasmi. Questo, a titolo informativo (che, fra una cazzata e l’altra, un po’ di CULtura non fa mai male).
Allora, perché voi no? Perché non riuscite ad aspettare di raggiungere la prima stazione di servizio? Perché non entrate in un bar, vi prendete un caffè e usate il bagno? Perché non gli fate un nodo come se fosse una cravatta? Troppo corto?
Fatemi un piacere… siccome in vita mia ne ho visti già abbastanza di uccelli senza gabbia, chiedo gentilmente a tutto il genere maschile di limitare questi atti triviali almeno quando passo io. Punto!
Del resto, solo recentemente, ho superato la mia psicosi da “pipì”. Recentemente significa “l’altro ieri”. È successo che ero a pranzo fuori, in un ristorante nuovo e mi è venuto bisogno del bagno. Il cameriere me lo indica e mi sono ritrovata in un pertugio di duemetriperuno che faceva da antibagno sia per gli uomini che per le donne. E c’era un tipo che si stava lavando le mani, giovane, giacca/cravatta/pantalone/camicia bianca, moro, figo (ecco!). Sono entrata nel minibagno e mi sono tirata giù i pantaloni. Insomma, per trentotto anni sono sempre stata attenta a colpire l’interno del wc in modo che non si sentisse lo scroscio, che ho sempre ritenuto cosa ben poco femminile. Invece ho superato me stessa, centrando il rotondo dell’acqua e godendomi lo svuotamento della vescica, nonostante là fuori ci fosse quello che sentiva tutto.
Comunque questo è un segno che sto cambiando, ne sono sicura, anche se devo ancora capire in cosa mi sto trasformando.

Ricapitolando: avete capito? Davanti a me, ci si contiene. Il pisello si tira fuori con giudizio!

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giovedì, 27 settembre 2007, 23:39
b.n

Un rantolo.

- Sei lì? –

Col cazzo che te lo dico. Striscio lungo la parete umida con le mani avanti, cercando di evitare gli ostacoli che questo buio mi impedisce di vedere. Il trucco è colato col pianto. Non m’immaginavo tanta violenza, tanta perversione. I polsi mi fanno male. Avevi stretto forte la corda, ma mi hai lasciato sola il tempo necessario per riuscire a liberarmi. Sanguinano. Mi fai schifo.

- Ehi, baby… vieni fuori, dai… dai che continuiamo a giocare –

Questo non è un gioco. Mi brucia ancora la pelle attorno ai seni. Dovevi appoggiarci le labbra, leccare i capezzoli… così doveva essere, come le altre volte. Ma avevi appena finito di legarmi, quando il tuo sguardo è cambiato. Si è fatto freddo. Anzi, no… si è acceso. Si è acceso di una luce malata. Dannata cera! Dannato te! Mi resteranno i segni per chissà quanto… ma le ferite interne sono le più brutte da guarire.

Dove diavolo è andato a finire l’amore? Quell’amore che mi hai sussurrato per mesi, che mi ha accarezzato il cuore.

- Stella, vieni fuori. Mi sto arrabbiando… e non è un bello spettacolo vedermi arrabbiato –

Non è un bello spettacolo nemmeno vederti ubriaco. Non ti rendi nemmeno conto di quello che mi hai fatto. Forse domattina non ti ricorderai nemmeno di aver passato la lama del coltello sul mio corpo, sul collo, fra le gambe, fra le labbra. E di avermi tagliata.

- Stella! -

La voce è forte, rabbiosa.

Ho paura. Ho paura di te, di cosa puoi farmi se mi prendi.

Qualcosa di viscido mi sale sulla mano e tento di soffocare un urlo. Porto le mani sul corpo martoriato dalla tua follia. Il reggicalze è integro e anche le calze si sono salvate. Tutto il resto è perduto. Dalla mia dignità, alla fiducia nella vita. Anche se riuscissi a scappare, dove potrei andare conciata così? Mi rendo conto d’avere ancora indosso le scarpe col tacco. Le sfilo. Con quanta cura m’ero preparata per te. Che stupida.

Stupida, Stella. Stupida, che ancora credi all’amore. Ancora credi di poter amare. Ancora credi che qualcuno ti possa amare. Stupida.

Il silenzio mi attanaglia.

Un movimento nell’oscurità mi dice che sei lì.

- Sorpresa! –

L’alcol colpisce i miei sensi. Devi aver bevuto ancora.

Dio, vorrei morire.

Dio, vorrei vederti morire.

Il gesto mi viene istintivo. Conosco a memoria i lineamenti del tuo volto. L’avrò accarezzato mille volte. E ficcarti il tacco nell’occhio, è la cosa più semplice di questo mondo. Poi scappo, mentre tu urli dolore, con una scarpa da donna conficcata nel cranio.

Fuggo da quel castello che pensavo essere il mio nido d’amore. Corro lontano, in piena notte, in aperta campagna, con una luna che illumina a malapena il mio cammino.

Raggiungo il ponte che separa l’inferno dal paradiso. In un attimo, decido.

Non voglio più vivere.

E mi butto nelle acque fredde e profonde di un fiume che non è mai stato mio amico.

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giovedì, 27 settembre 2007, 12:29
Fatto
anche se non mi soddisfa molto
(così come tante altre cose)

**************UPDATE**************

Per i curiosi.... www.adorabilecanaglia.it e il suo nuovo minimal look

... e voi a pensare a chissà che... maliziosi! ...

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mercoledì, 26 settembre 2007, 10:53


TANTI AUGURI SORELLINA!

Facendo due conti, la nostra amicizia è nata circa 8 anni fa, vero?  E' incredibile come le amicizie durino più delle storie d'amore tante volte. Ricordo ancora... una cena a Bologna... tu da Roma, io da Parma. Chi l'avrebbe mai detto. Le cose nascono così, con semplicità e sincerità d'animo. Da allora tanta gente è andata è venuta, ma noi siamo sempre qui, vicine. Diverse per tante cose, e uguali per mille altre. Pianti, risa, confidenze, un po' di te, un po' di me, senza stancarci mai l'una dell'altra. Ci sono volte che vorrei abbattere la distanza, ma l'importante è sapere che ci sei.
Questo è il mio modo per farti gli auguri e dirti che ti voglio bene.
Forse è un po' poco, ma so che lo apprezzerai.

**************************************************************

Pensavo che basta guardare al di là del proprio naso per cominciare a vivere.
Pensavo che ci sono persone che non si dimenticano.
Pensavo che ci sono persone che non si dimenticheranno mai di te.
Pensavo che basta imparare a usare il cuore per non ferire chi ami.
Pensavo che nella vita ci vuole coraggio.
Pensavo che il mondo non sei tu, ma ciò che ti circonda.
Pensavo che è più comodo essere cattivi che buoni.
Pensavo che la superficialità mi fa vomitare.
Pensavo che tutti devono avere un pensiero felice.
Pensavo che le parole non dette sono di dubbia interpretazione.
Pensavo che il silenzio non risolve niente ma fa solo soffrire.
Pensavo che la paura chiude l'anima in una gabbia e soffoca l'amore.
Pensavo che tutti dovrebbero credere ancora nelle favole.
Pensavo che pensare non serve a niente.

*

Pensavo che è inutile continuare a dirti che me ne vado e non farlo.
Sto diventando poco credibile e non mi piace.

*

- ho un mal di testa terribile -
- si ma hai anche un gran bel culo -
- ... -
(ERASE)
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lunedì, 24 settembre 2007, 22:36


- Un bacio grande –
- Ricambio –
- Eh?! Ricambiami sui pompelmi, va! –

*

Sono forti gli uomini. Dovresti sempre avere la risposta giusta, o meglio, quella che loro si aspettano. Normalmente a “un bacio grande” si risponde con un bacio di altrettanta importanza e non con un semplice “ricambio”. Ma nel dubbio, che sia gradito o meno, una “ricambia” e basta (in cui comunque è compreso un bacio della stessa grandezza, alla francese, accessoriato di una palpatina sui/nei boxer).

Ma ricambiare sui pompelmi...
Se i pompelmi in una donna si possono identificare così (grazie Manara)

In un uomo bisogna scendere un po’ più giù, no?
Quindi …
a) …se il tipo non ti piace, pensi “che maleducato!” e non lo calcoli più. Insomma, che lo andasse a dire a sua sorella di baciargli i pompelmi!
b) …ma se il tipo ti piace… chi ti tiene più! Visto che ha iniziato lui, te ne sbatti se gradisce o meno, e parti con la testa e con tutto il resto. Così pensi che gli baceresti altro che pompelmi. E quando capita che ce l’hai vicino e ti guarda con la sua aria beffarda mentre dice “fai la brava…”, e poi “…e fai la cattiva”, gli prendi la bocca e non gliela lasci più… giusto per dimostrargli che il momento di fare la “cattiva” è arrivato. Gli togli la camicia, sbottoni i jeans e dopo avergli baciato minuziosamente ogni centimetro del corpo, lecchi come si deve quei benedetti pompelmi e tutto il corredo. Lo fai con gusto, come fosse un ghiacciolo. E aspetti di sentirlo dentro, per scioglierlo lentamente col tuo calore. E capisci che era quello che voleva anche lui. Ti accarezza i capelli, scende con le mani sulla schiena, ti prende i fianchi. Respira il tuo profumo, tu respiri la sua pelle. Le labbra sul collo che decidono di scendere e attaccarsi ai seni. Tu, a quel punto, segui i suoi movimenti e ti lasci ritmare da quel corpo meraviglioso, sotto di te. E quando lo senti fremere, ti perdi nei suoi occhi e vedi il mare …
Col fiato spezzato, dici ancora... quando?

…e tutto questo, per colpa di due pompelmi buttati "forse" lì così...


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lunedì, 24 settembre 2007, 10:57
Il sole è forte per essere settembre. Passeggio tranquilla per le vie della mia città, senza una meta precisa da raggiungere, solo per il gusto di respirare un po' di quei luoghi che da anni fanno parte della mia vita. A volte si rischia di perdere la percezione delle cose, di perdere il contatto con te. E io ho voglia di ritrovarlo.
- Ehi ciao... come mai sola? -
- Sono tutti a fare un giro in bici. A me non andava... sai che sono pigra quando voglio -
- Si... è un piacere rivederti, sei sempre uguale, bella -
- Come stai? Tuo figlio? -
- Io sto. Mio figlio mi ha superato in altezza. E' 189cm, uno in più di me -
- Accidenti... perfetto per la pallavolo... e tua moglie? -
- Lei... è sempre lì -
- Bene, è una bella cosa, no? -
- Dipende dai punti di vista... ti ho pensato, piccola... -
- Anche io... ma adesso devo proprio andare...-
Lascio dietro di me un volto che mi ha fatto compagnia per molto tempo e che mi aspettavo di non vedere mai più.
Non ho più ricordanza dei profumi provenienti dalla pasticceria Cocconi, e neanche di quelli fornaio vicino. Ora sa tutto di Allure di Chanel. E le voci non sono più quelle dei passanti, ma è la mia, la tua, più volte mischiate insieme, respirate, bisbigliate, urlate. Amore, passione, rabbia. Vengo investita con prepotenza dai ricordi di quell'amore che aveva riempito totalmente il mio corpo, il mio cuore, l'anima, i pensieri, ma che alla fine mi aveva lasciata completamente vuota, sola. Ho un brivido. Poi una ventata d'aria calda arriva e riporta via tutto, lontano, dov'era e dove resterà per sempre.
Arrivo all'angolo e mi giro, richiamata da un dolce bacio sul collo. Infatti, tu sei sempre lì, fermo, col tuo corpo imponente che si è preso tante volte cura di me, con dolcezza e prepotenza. Le tue mani, i tuoi baci... no... me ne vado.
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domenica, 23 settembre 2007, 14:06
Sì, ne ho cancellato un altro, ma finché sono post non c'è da preoccuparsi.
Sento purtroppo il blog tentennare, o forse ha solo bisogno di rinascere sotto mentite spoglie, come altre volte è successo (e chi mi conosce dagli inizi, ben sa). Il bilancio finora è comunque molto positivo: a conti fatti ho seppellito più fidanzati in vita mia che blog in questi ultimi anni. Ce lo vorremo trovare un lato positivo nelle cose, no?

Sono contro i post strappalacrime, quelli che mettono in piazza i problemi di una vita reale che oltre a fare pena non fanno altro. Scrittura spazzatura, la chiamo. Forse terapeutica per chi la pratica, inutile per chi la legge.
Per il resto:
- Detesto chi si definisce scrittore/scrittrice solo perchè ha un blog. Di gente che scrive bene ce n'è davvero poca (e io mi includo fra gli analfabeti)
- Detesto quei blog dove viene messo in vetrina il proprio amore, quasi fosse un fenomeno da baraccone... che invece è una cosa talmente bella da tenere per sé...
- Detesto chi scrive 20 post al giorno. Io non compro nemmeno il quotidiamo, figuriamoci il resto...
- Amo chi mette il cuore quando scrive
- Amo chi mi fa sentire bene anche solo con un parola ed è in grado di strapparmi un sorriso.
- Amo chi ha l'entusiasmo di vivere e riesce a trasmetterlo a chi legge
Questo blog è nato a gennaio con l'intento ben preciso di portare nel web una ventata di me, della mia follia, della mia testa e parte del mio cuore. Ha tremato più volte a causa della mia inquietudine sentimentale, ma è ancora qui. Per ora, dico.
Domani si vedrà.
Ringrazio però chi aveva commentato il precedente post sbarellato. Parole importanti di cui farò tesoro. Grazie.
Tornerò a farvi sorridere, promesso.

***********

  - un giorno o l'altro,  ti strozzo.-
  (chissà, magari poi potrebbe anche piacerti)


- bimbo, augurati che muoia sul serio però! -
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mercoledì, 19 settembre 2007, 16:22
La vuoi Timida? Piccante? Allegra?...
Questa pubblicità mi è apparsa a video su... non ricordo quale sito (la vera forza della pubblicità è questa: ottenebrare la mente!). Una vetrina di gnocche per tutti i gusti. Bionde, brune, rosse, alte, poppute, occhi a mandorla o da cerbiatta, blu, verdi, grigi e gialli... per tutti i gusti.
Strano che non abbiano messo anche "Intelligente"! Ma forse questa è una dote che non viene richiesta spesso, o magari si da per sottintesa. Questo non lo so.
Certo è che una donna intelligente è mentalmente stimolante ma può essere una enorme rottura di palle, perchè non è facile farle ingoiare qualsiasi stronzata che passa per la testa di un uomo!
Tu, donna, davanti a tanta abbondanza, ti chiedi che fine hanno fatto le altre donne "normali" come te. Quelle dalla bellezza popolare e non al silicone.
Tu, uomo, non hai che l'imbarazzo della scelta e ti chiedi se è possibile fare la collezione di gnocche abbinandola a quella delle figurine dei calciatori.
Tu, donna, entri in crisi d'identità. Non puoi fare a meno di confrontarti coi modelli che ti somministrano in ognimodo, a mo' di purga, e ne esci distrutta... da neuro. E ci finisci anche. Però, magari, passi prima dallo psicologo o dallo psichiatra , e finite per innamorarvi. Così la storia, pasticche a parte, ha il lieto fine.
Tu, uomo, entri in crisi mistica. Non capisci più se ti piacciono le bionde o le brune, se preferisci affogarti in mezzo a una sesta di tette o succhiare i capezzoli di una modesta terza. La tua testa è un caos e finisci anche tu alla neuro. Nel peggiore dei casi, stufo dell'universo femminile, ti butti definitivamente sugli uomini. C'è chi invece ha la fortuna di avere il sostegno e il conforto della sua migliore amica che, anche se bruttina, dimostra di saper scopare da Dio. Anche qui, c'è il lieto fine: se la sposa.
Della serie: anche per i brutti c'è speranza.
Il difficile mondo delle relazioni viaggia su una sostanza instabile a rischio esplosione.
La comunicazione fra i sessi è pressocché inesistente.
Non c'è più lo spazio per i sentimenti. Il romanticismo è un qualcosa d'altri tempi. Il corteggiamento ha preso un senso unico contrario e ora sono le donne che corrono dietro agli uomini.
Non so, tutto questo mi ricorda tanto il mercato centrale, quello del pesce, dove c'è abbondanza di cozze, scorfani e polipi ma finisce, che dopo una grande abbuffata, vomiti tutto.
E' tutto un "andociapaciap" (traducetevelo voi, è comprensibile). Io, in tutto questo pot-pourri mi sento sempre più fuori luogo... fuori epoca.
Così, proseguo lungo il mio cammino senza guardarmi attorno.
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lunedì, 17 settembre 2007, 16:28

Nell’ottica di una vita fatta a tappe, mi ritrovo a vestire l’insolita divisa da capostazione. Siamo tutti coscienti che le sorprese si nascondono dietro l’angolo, che la vita può cambiare da un momento all’altro a seconda delle scelte e delle decisioni che prendiamo, ma anche degli imprevisti che capitano.

La nostra vita è un po' come una stazione, con treni in arrivo, in partenza, in transito. C'è chi i treni se li sogna di notte, chi li conta al posto delle pecorelle per prendere sonno, chi ci salta sopra con un filo di incoscienza senza ben sapere dove portano.

Tu che treno stai aspettando?

1) il treno dell'amore
2) il treno della fortuna
3) il treno dell'amicizia
4) il treno del lavoro
5) il treno del successo
6) il treno dell'intuizione e del sesto senso
7)  il treno che ti riporta indietro nel tempo
8) .....
ecc....

A volte, poi capita che il treno passi, ma tu non sei pronto a saltarci su. La sincronizzazione è una dote che pochi possiedono. La maggior parte di noi possiede un orologio vitale sballato che segue un orario tutto suo, e con questo deve fare i conti per le occasioni mancate o gli appuntamenti persi.


Il tuo orologio è ben calibrato?

Io devo ancora capire se il mio lo è o non lo è. Nel frattempo mi diverto a giocare coi cambi binari, quindi fate attenzione! Per il ruolo di bigliettaio, ho già delle richieste. Qualcun altro si propone per altre mansioni? Su, su che dobbiamo far girare QUESTO MONDO!!!

Io intanto aspetto qualche buon compagno di viaggi

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domenica, 16 settembre 2007, 17:40
Sogna, Claudia... sogna...
....continua a sognare che non costa niente... è gratis...


... e certo... toglietemi anche i sogni che... che...

*

La realtà e il mondo parallelo, quello dei sogni.

Sento che la mia vita è più completa quando riesco ad affiancare quello che ho, a quello che vorrei. Forse perché vivo il male del nostro secolo, l’insoddisfazione cronica, anche se di sbieco, di striscio.

È che quando sei inquadrato in certi meccanismi che la vita t’impone, avere un pensiero felice, ti fa stare bene, ti fa vedere le cose meno nere.

Io ora di pensieri ne ho tanti, ma non uno felice in particolare.
E mi manca.

E' che il mondo è troppo complicato per me e ho proprio voglia di smettere di sognare.

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