Vedo che mi scruta come non fa da tempo.... il viso, le orecchie, i capelli. Dalla testa scende ai piedi. Poi dice -Sai, assomigli sempre più a tua madre -
E' incredibile l'importanza che assumono gli aggettivi possessivi per i separati. "Tua madre"... sarebbe come la "Sua ex-moglie". E se per lui, la differenza è sicuramente fondamentale, per me, detta in un modo o in un altro, la cosa non cambia: si parla sempre di colei che mi ha messo al mondo.
Le somiglio sempre più? Bene, questo vuole dire che so già come sarò alla sua età... una bella signora dalla pelle ancora liscia e con un piccolissimo velo di rughe, testimonial di una vita vissuta, ma con ancora tanta strada da percorrere.
Sorrido, pensando che, se voleva criticare il mio modo impulsivo d'agire e la mia irritante femminilità, avrebbe detto che sono "uterina" come lei.
Mentre lei dice sempre "Hai il carattere di tuo padre". Ecco, anche qui il "tuo" è rappresentativo di un distacco emotivo, mentale e vitale.
Ma ovunque siano, insieme o con altri, i genitori restano sempre "TUOI". Loro rappresentano i tuoi punti di riferimento, le persone che sfidi e combatti per crescere e trovare la tua identità. Sono quelli che gettano le basi per la crescita emotiva e sentimentale, quelli che ti mettono in ginocchio con i loro errori e che non puoi nemmeno incolpare perchè già soffrono per conto loro. Sono quelli che vorresti imitare, ma sono anche quelli che giudichi severamente e che giuri di fare l'impossibile per non diventare mai così.
E' difficile essere figlio.
E' difficile essere genitore, ma questo lo si capisce solo quando lo si diventa, perchè è allora che cerchi di dare il meglio di te, di dimostrare che sei un adulto "con le palle", anche se in certi momenti ti senti così vulnerabile che vorresti solo poter tornare bambino. Ed è proprio in questi momenti che bisognerebbe nascondersi in una grossa cassa in legno con su scritto FRAGILE, e sperare che i tuoi figli capiscano che hanno a che fare con un essere umano e non con un supereroe... ché sentirsi chiamare "la Mia Supermamma" è meraviglioso, ma è fondamentale non dimenticarsi che anche io sono fatta di carne, ossa e anima.
... mi vedo in bianco e nero... (mi piace poter pensare che non esistono vie di mezzo... i compromessi sociali mi distruggono)
... e anche un po' sfocata... (devo ridare luce alla mia anima, ché la reclama a gran voce)
... mi vedo coi miei occhi... (non m'importa cosa pensa la gente di me)
... vedo i miei difetti, tutti... (la perfezione non abita qui)
... strano, sorrido poco... (non trovo nulla per cui valga la pena ridere)
*
...l'altra sera, c'era una luna piena meravigliosa... avreste dovuto vederla...
...ho chiuso le persiane e l'ho lasciata fuori...
C’è gente fisionomista e gente no… io faccio parte di quelli no.
Mi succede che, se non vedo una persona per un po’ di tempo, tendo a dimenticarla, a non ricordarne i lineamenti del volto. L’unica cosa che mi resta in mente è la presenza fisica, il modo di muoversi e la voce… in particolare la risata. Quella sempre (ma anche il tono incazzato, o solamente un sussurro all'orecchio).
In pratica, ho mantenuto la sensorialità neonatale. I miei ricordi nascono dai sapori, dagli odori, dalle sensazioni tattili e dalle vibrazioni che un suono crea dentro me. La vista resta colpita dai colori e dall’armonia dell’essere (o dalla mancanza di essa).
Devo dire che la mia lieviiiiiiiiiissssssima miopia, oltre alla distrazione naturale, riesce a mettermi spesso in difficoltà.
Per evitare situazioni imbarazzanti, quando qualcuno mi saluta, io saluto, ecco. Non mi piace passare da maleducata… ché per me l’educazione sta alla base di tutto… e poi di maleducati in giro, fra conoscenti e non, ce ne sono anche troppi.
Ma è drammatico quando ti trovi faccia a faccia con qualcuno che ti saluta e tu non ricordi chi è! O meglio, sai di averlo già visto, questo sì… ma dove? Quando? Come? E, soprattutto, perché?
Come ieri pomeriggio, ero in riunione e ad un certo punto è arrivato “uno”. Il tipo mi guarda e mi fa un gran sorriso, poi dice “ehi, ciao… chi si vede”…
Eh… appunto… chi si vede??? O meglio, chi sei?
Per togliermi dall’imbarazzo, mi sono rituffata nella conversazione interrotta, ma ogni tanto lo guardavo di sottecchi per tentare di dargli una collocazione socio-temporale. Neanche la pioggia m’ha aiutato. L’unica cosa certa è che non si trattava di un ex… che quelli me li ricordo ancora tutti (più o meno).
Dopo un po’, il tipo s’è alzato ed è andato via. Peccato, gli volevo proprio chiedere chi era!
Però dico, è mai possibile che non ci sia nessuna pietà per chi non è fisionomista? Non ci sono modi per aiutarlo? Così come per i non vedenti si usano segnali acustici e per i non udenti segnali visivi, per gente tipo me, cosa si potrebbe inventare?
Io pensavo che, tutti quelli che mi conoscono, dovrebbero portare elementi identificativi… tipo un marchio a fuoco o un tatuaggio... evidenti, ovviamente… sennò a che serve!
Oppure un bastone colorato? Una fascia al braccio? Un cappello? Qualche idea?
L’acqua era fredda, così come l’aria che sferzava il viso ogni volta che riemergeva dopo qualche bracciata. Smisi di nuotare, col cuore che martellava nelle tempie e il corpo che faticava a starmi dietro.
La riva lontana rimandava le poche luci serali degli esercizi aperti fuori stagione. Ecco, Mauro lo diceva sempre che il mare d’inverno è triste, mentre io rispondevo di no, che non è così, che il mare è bello in ogni stagione. Ma visto da quella prospettiva, aveva ragione lui… era proprio triste.
A dire il vero, Mauro aveva ragione per un sacco di cose. Ero io che mi ostinavo a non ascoltarlo, a fare di testa mia, che continuavo a buttarmi nel lavoro, a viaggiare, che ero costantemente lanciata verso ogni scintilla che mi facesse sentire viva.
Lo so, dovevo aspettarmelo, perché non si lascia sola una persona troppo a lungo. “Mi sono innamorato di un’altra”… aveva detto pochi giorni fa. Erano cinque anni che stavamo insieme e ancora non riuscivo a capirlo: avrebbe dovuto essere felice che, finalmente, si era sbarazzato di me e, invece no, lui soffriva.
Una boccata d’acqua salata s’insinuò in gola, facendomi tossire più volte. Non m’ero accorta che le onde si erano fatte minacciose. Un altro movimento improvviso del mare e la bocca si riempì nuovamente, rendendo quasi impossibile respirare.
Avevo la mente annebbiata, i pensieri sconnessi.
L’unica cosa che riuscivo a realizzare era che la vita mi stava sfuggendo di mano.
“Fermo, Dio! Io non posso morire adesso. Ho ancora tante cose da fare… non ora, ti prego” strillò la mia anima infuriata. Ma Lui non l’ascoltò.
Fra un colpo di tosse e l’altro, con i polmoni ormai saturi d’acqua, sorrisi all’ironia della sorte, per quella vita che mi veniva sottratta ancor prima di avere cominciato realmente a viverla.
Poi, un crampo mi strinse il polpaccio e un altro paralizzò il resto del corpo. Ma il vero colpo di grazia arrivò da un vortice d’acqua gelata che mi trascinò giù. Lottare non servì a nulla.
Vidi le stelle spegnersi una ad una e il buio entrare nei miei occhi e a fare parte di me. Poi tutto cambiò e mi misi a camminare verso la luce, come tutte le altre volte. Raggiunsi la sorgente e mi fermai ad aspettare qualcuno che venisse lì a prendermi …
Solo chi ha provato conosce lo strazio della morte.
Lasciatelo dire a me, che l’ho vissuta così tante volte…
La morte non ti da tempo per fare niente.
Quando arriva, s’attacca al cuore e lo strappa a morsi senza pietà.
E tu, diventi muto di dolore e sordo di sofferenza.
Ci sono giornate che cominciano strane, come questa, che accetti l'invito di un'amica per la colazione e ti ritrovi col cappuccino in mano a sentir parlare di disgrazie e malattie. Beh, ti viene un po' il magone. Anzi, il cappuccio si coagula in gola e rischia di strozzarti. Quando riprendi fiato e constati d'esserci ancora tutta, pensi "Miiii, ma allora sono proprio fortunata!" (a parte che lo pensi ugualmente senza bisogno di sentir parlare di tumori ai polmoni, tant'é...).
Poi arrivi in ufficio e ti ritrovi con l'appuntamento delle dieci, anticipato di mezzora. Mi verrebbe voglia di lasciarla fuori al freddo e al gelo, ma sono troppo buona e dico al collega di farla accomodare in sala riunioni. Io intanto osservo la scena dalla vetrata del primo piano: vedo la ragazza saltellare sulle punte ed elargire un grosso (grossissimo è più preciso) sorriso al mio collega pensando di dover avere a che fare con lui. Purtroppo (e lo dico anche per me) ha a che fare con la sottoscritta. Quando mi vede, il sorriso si plastifica e sulla faccia compare la scritta luminosa "Miii, che sfiga!".
Ellosò, dillo a me... ora che ne farai del tuo charme? No, perchè a me, sul lavoro, interessa solo la professionalità. Certo, la bella presenza aiuta, ma i piacioni (e piacione, se esiste il termine) mi urtano il sistema nervoso.
E manca poco che scoppi a ridere in faccia a questa specie di valchiria dai capelli mogano, di un'altezza improbabile che coi tacchi supera il metro ottanta, dalla taglia 38, dalle tette abbondanti e mosce strizzate in un corsetto che copre a malapena i capezzoli, con una giacchina orlata di pelo sintetico che solo a vederlo mi fa allergia. Per non parlare degli occhiali argentati con millemila brillantini, le penne pluricolorate e il pon-pon viola attaccato al cellulare.
E questa, appena mette piede in sala riunioni, comincia coi suoi urlettini di apprezzamento per le poltroncine color pesca, per la raffinatezza del locale e cose del genere. Poi mi dice che le si è rotto un tacco (senza ombra di dubbio, è la sua giornata sfigata, e non la mia) e che oggi dovrà camminare in punta di piedi tutto il giorno. Mi fa quasi pena... le offro dell'attak... ma lo rifiuta con una grassa risata.
Professionalità, cazzo! Professionalità! Mica sei qui per vendere biancheria intima!
E, invece, la tipa sembra sbarcata da Marte... è totalmente impreparata. Dico, vieni in un'azienda di import export e mi porti le tariffe nazionali? Che me ne faccio? Posso almeno costruirci gli aeroplanini con questi fogli e spedirci la merce all'estero?
Si giustifica dicendo che è solo un mese che fa quel lavoro... le offro un caffè, mi fa tristezza questa donna.
Smanetta col cellulare chiamando in salvataggio il suo capo e me lo passa. Altro errore... anche lui è totalmente impreparato. Ma dov'è finita la gente competente? Sembrano tutti improvvisati!
- Mi informo e ripasso di qui al più presto! - mi dice la gnocca.
Nooooooooooo... per carità! Mi ci vorranno sei mesi per riprendermi da questo incontro. Ci sentiamo via e-mail!
Concludo così uno scambio di e-mail che ha del fantascientifico:
"Evidentemente c'è qualcuno che vuole vedere le cose a modo suo e non come ho spiegato. Mi dispiace molto essere costantemente fraintesa. Ci vediamo comunque martedì"
Il telefono non tarda a suonare.
"Claudiaaaaaaa ti ho chiamata subito. Se ho detto qualcosa che ti ha offeso, ti chiedo scusa. Tu sei l'ultima persona con cui vorrei litigare"
.... ah, bene... mi pareva il contrario.
Perché se un po' mi conosci, sai che mi sta sulle palle che mi vengano messe in bocca cose che non ho detto. Ma proprio tanto tanto. Che non permetto a nessuno di farmi passare per stronza. Eh no, quello lo faccio da sola, con cognizione, se e quando mi pare.
Se ti dico A, è A... e non B!
E, generalizzando, sono stufa di avere a che fare con persone che fraintendono le mie parole e i miei atteggiamenti. Stufa che un sorriso sia inteso come "questa ci sta" oppure "questa è stupida e la faccio girare come una trottola". Stufa che la mia dolcezza sia presa come un segno di debolezza. Stufa di non poter essere me stessa.
Quindi, io martedì ci sarò. Non scappo. Anzi, non vedo l'ora di guardarvi tutti in faccia, di dirvi che siete una massa di coglioni e che potete andare avanti senza di me, che io non ci sto.
E ci sarò ogni giorno, per chiunque voglia confrontarsi intelligentemente, per scrutarci le pieghe del viso, le espressioni... per ridere sulle cose o per mandarci definitivamente a fare in culo.
*
" Straniera a se stessa" di Barbara Ardito è il libro che la bravissima Fantasia pubblicherà con ALTROMONDOEDITORE (accorrete a prenotare una copia perchè il suo sogno si realizzerà se almeno 120 persone prenoteranno il libro). Tratta di un argomento attuale, l'anoressia. Una storia personale col lieto fine. Inutile dire che auguro a Barbara tutto il successo che si merita.
Ulteriori chiarimenti e la presentazione del libro si avranno in questo blog
- Ciao bella –
Al solito, Giovanni non mi lasciava nemmeno il tempo di rispondere. Prendeva diretto possesso di me, delle mie labbra, del mio corpo. Si staccò un secondo dalla bocca, dandomi la possibilità di dire - Da quando hai preso a baciare? -
- So che a te piace... – sussurrò, impadronendosi del mio lobo sinistro, del collo e nuovamente delle labbra.
Questo suo cedimento ai miei desideri, mi lasciò intuire la paura che aveva di perdermi. Una mano si infilò veloce nei jeans e sotto gli slip, finendo subito al centro di me.
Dovevo decidermi a comprare dei pantaloni più stretti, tipo seconda pelle, perché questa consuetudine maschile di metterci le mani dentro, cominciava a innervosirmi.
Mi staccai da lui a fatica, lottando contro quei muscoli decisi a non mollare la presa. – Gio, fa il bravo, dai… -
La voce di Rossella che proveniva dall’altra stanza, mi aiutò ad allontanarlo.
– Vieni a cena da me? – chiese.
- non posso… sono appena arrivata. Poi Rossella si offende se ogni volta che mi ospita la pianto in asso! –
- vieni dopo cena, allora. Ci guardiamo un film sul maxi schermo –
Non ne avevo voglia – Gio, la prossima volta, dai… fra dieci giorni sono di nuovo qui... –
- Dai, Nina… ho voglia di stare con te -
Ma io no… io non avevo voglia di stare né con lui né con altri. Possibile che non capisse cosa stavo passando? Il mio matrimonio era finito e il cuore era nelle stesse condizioni di un orologio rotto, con nessuna voglia di guardare avanti, indietro, tantomeno il presente. Avevo bisogno di starmene sola, di vivere il mio fallimento fino in fondo, prima di rivolgere nuovamente gli occhi al mondo. Adesso, anche la nostra relazione aveva un sapore diverso.
- Mi spiace… - dissi, abbassando lo sguardo. Non me la sentivo di continuare… era forse andata avanti anche troppo…
- Vuoi dire che… è finita, Nina? – Raddrizzò la schiena e si erse in tutta la sua altezza – pensaci bene… se dici “basta”, non ti cercherò più – disse ferito.
- Basta – mormorai.
- Come vuoi… addio… - richiuse la porta dietro di sé, con energia.
Addio… una parola altrettanto dolorosa non esisteva nel vocabolario. Addio, dettava la fine di tutto.
Rossella entrò nella stanza e mi abbracciò, senza dire una parola ed io nascosi la testa fra i suoi capelli, aspettando un pianto che non arrivò.
Ero così spalmata sul fondo della mia vita, che avevo la sensazione che, più in basso di così, non sarei potuta andare. Questo, per un certo verso, mi dava coraggio.
Poi, guardai la mia amica. Lei, probabilmente vide nei miei occhi il mare in tempesta e onde altissime che tentavano di affogarmi. E, d’istinto, s’allontanò spaventata.
- Devo andare… lo capisci, vero? – dissi.
Lei annuì. Mi allungò il sacco che avevo appoggiato sul divano appena entrata e mi accompagnò alla porta, dicendomi che per qualsiasi cosa, lei c’era.
Scesi in strada e inforcai la moto, lasciando andare l’acceleratore al ritmo del mio respiro… lentamente. Ma i tumulti dell’animo ebbero ben presto il sopravvento e percorsi le strade della città come la pallina di un flipper impazzito. Presi per la periferia, senza una mèta e dopo del tempo, con la mente completamente svuotata, arenai la ruota anteriore sulla battigia.
Era autunno, ma mi spogliai ugualmente e mi buttai in mare.
Tutto il resto ha da venire.
Giorni intensi di Fiera, di uomini incravattati, di stranieri a spasso per gli uffici, di cataloghi, offerte, sorrisi confezionati, pranzi di lavoro, tailleur e tacchi alti. Parola d'ordine: vendere.
Il CibusTec è uno degli appuntamenti più importanti delle Fiere di Parma, dopo il Cibus e Mercanteinfiera. Ho amici ristoratori che sono felicissimi in questi periodi dell'anno, vantando il tutto esaurito nei loro hotel a quattro e cinque stelle.
Parma capitale del gusto.
Parma conosciuta nel mondo perchè c'è Barilla... e dove c'è Barilla, si sa, c'è casa.
Parma conosciuta nel mondo perchè c'è Parmalat, ma di questo non ne andiamo tanto fieri (visto che si sono fatti beccare).
Ma noi non siamo solo quelli delle merendine! Noi abbiamo il prosciutto di Parma, il salame di Felino, il Parmigiano Reggiano, il Culatello di Zibello, i tortelli d'erbetta, le melanzane alla parmigiana, la torta fritta e un sacco d'altre cose da mangiare. Ma abbiamo anche tanti castelli da vedere, il Po' che ci passa vicino, le prostitute in viale Mentana, e qualche altro monumento di pregio. Poi c'è il festival di Verdi, c'è Villa Magnani con le sue mostre, ci sono nate le sorelle Fontana (che non sono le sorelle Bandiera, per intenderci) e poi ci sono IO, a chiudere il cerchio.
Io... io che vi lascio il mio saluto quotidiano e faccio un salto in fiera... gli uomini in camicia azzurra mi fanno impazzire. Poi con la cravatta... scioglierla e farmi legare i polsi... e... e vabbé, a voi il resto non interessa!
Maschio: L’uomo accende il fuoco… la donna caccia! Femmina: No!... la leonessa caccia. L’uomo accende il fuoco, la donna si scalda accanto al fuoco e l’uomo va anche a caccia! Maschio: Povero uomo… Femmina: …è la natura… che ci vuoi fare…
Avere ben chiara la distinzione fra reale e virtuale, è importante per chi bazzica nel web.
Ci sono blog che ti trasmettono un sacco di cose, ti fanno pensare, ridere, riflettere. Altri, invece, che ti fanno venire l'orticaria.
Molto spesso i blog sono delle "autopromozioni", "gnocche" in cerca di "manzi" e viceversa. Sembra di stare al mercato del pesce!
Ma anche semplicemente di scrittori in cerca di un loro pubblico o di q.i elevati in cerca di pari requisiti.
Poi ci sono quelli così intimi che ti sembra di spiare dal buco della serratura. Ci sono quelli di attualità e politica. Per ultimi, abbiamo i salottini, dove provi educatamente ad entrare, ma ti accorgi ben presto che si tratta di un circolo élitario e te ne vai.
C'è chi dice che il virtuale tiri fuori l'IO più profondo.
Io non sono d'accordo. Trovo piuttosto che tiri fuori il peggio dalle persone, quel lato che, per un motivo o per un altro, si tiene nascosto. Sono davvero pochi quelli che, passando da un rapporto virtuale ad uno reale, ti confermano le sensazioni che ti hanno trasmesso da dietro al video.
Io sono più dell'idea che, nel web, sia l'Animo a prendere forma.
Insomma, saranno dieci anni che sono nell'etere e ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare! (Bella questa, vero?)
Persone con una ricchezza interiore tale da forarti il video e trasmettere un benessere fuori dal comune. Altre, invece, in grado di trascinarti in una melma talmente fastidiosa da farti stare realmente male.
Più volte (forse millemila) ho pensato di chiudere il blog, messenger e ogni tipo di comunicazione virtuale. Sarà che io sono un'abitudinaria e a me, la gente incostante, mi crea dei problemi.
Ho seppellito molti blog che si riferivano a periodi particolari della mia vita. Non so dire quanto tempo questo andrà ancora avanti, ma sento il bisogno di cambiare qualcosa e non so se comincerò da qua.