Avrei ripreso l'aereo da lì a due ore.
L'incontro avuto nel pomeriggio, era stato un completo fallimento. Ero sicura che avrebbero firmato il contratto, ma all'ultimo si erano tirati indietro dicendo che dovevano ancora pensarci su. Non gli era bastato un anno intero di trattative? Ero furiosa perchè quell'inghippo mi faceva saltare la promozione che mi aspettavo da un po'.
Ed ero anche avvilita. Speravo di vedere Nico e, invece, in quei due giorni, non c'era stato proprio modo. Lui troppo impegnato e, anche quando avrebbe avuto tempo, non ce l'avevo io.
Mi allungai nella vasca ricolma di acqua caldissima che aveva il potere di alleviare i miei mali.
Uffa, ci tenevo un sacco a vederlo. Non perchè fosse il mio fidanzato o avessi mire su di lui. Forse non potevo considerarlo nemmeno un mio amico. Nico faceva parte di quel limbo dove ogni tanto amavo rifugiarmi e in cui lui aveva assunto un ruolo terapeutico. Mi faceva ridere, mi ascoltava quando sentiva che avevo voglia di parlare, mi coccolava con la sua gentilezza... insomma, si prendeva approssimativamente cura della mia anima. Molto approssimativamente, a dire il vero. Ma lui era così e io non volevo nulla di più.
Però erano già passati tre mesi dall'ultima volta che c'eravamo ubriacati insieme, ed ora la mia mente sentiva la necessità di rifarlo.
Il profumo del bagnoschiuma mischiato al vapore denso che riempiva l'aria, mi condussero in un sonno profondo, in cui incontrai il sorriso di Nicolas, strinsi la sua mano e mi lasciai scompigliare i capelli col suo fare dispettoso. Poi mi svegliai più serena e pronta per tornare a casa.
Il taxi fu puntuale e in mezz'ora arrivai a Fiumicino. Stavo quasi per imbarcarmi quando sentii pronunciare il mio nome all'altoparlante. Ripercorsi allora tutto il corridoio all'indietro, facendo il più in fretta possibile per non rischiare di perdere il volo, e quando raggiunsi il check-in, vidi Nico che mi indicava, con la sua buffa espressione, agli uomini in divisa che gli facevano compagnia.
Mi abbracciò. Anzi, ci abbracciammo.
- Che ci fai qui - dissi meravigliata.
- Non potevo farti partire così, senza vederti. Ti avevo promesso una cena, ricordi? -
- Si, ma è tardi, stanno per chiudere l'imbarco. Sono tanto felice di averti rivisto - lo baciai sulle guance e feci per andare, ma lui mi fermò.
- E no. Non accetto un picche proprio da te, che sei piccola e brutta - e sorrise - Prometto che ceniamo e ti riporto subito qui, Cenerentola. -
Come dire di no all'unico uomo al mondo che aveva avuto il coraggio di offendermi a quattr'occhi? Come dirgli di no?
- Va bene, mostro... hai vinto - risposi a tono, dandogli un leggero pugno nello stomaco.
- Sempre la solita manesca - disse, stringendomi a sé.
- Sempre il solito villano -
....
- ciao bellissima, è da un po' che non ci sentiamo. come stai? -
Appunto, è un po' che non ci sentiamo... non si poteva continuare così? E se non ricevi l'sms di risposta, è inutile che me ne mandi un altro con su scritto - ehi stupenda, come stai? -... non è che andando di superlativi qualcosa possa cambiare.
Facciamo chiarezza. A volte i silenzi sono più significativi delle parole. Anche perchè non tutti hanno il coraggio di dire in faccia "senti, ciccio, piantala che hai rotto" oppure "devo scriverlo su un palazzo a lettere cubitali che non mi interessi?". Io, per esempio, per la mia congenita paura d'offendere, ho spesso lasciato intendere, sperando d'avere dall'altra parte una persona talmente intelligente che riuscisse a leggermi nel pensiero e agisse di conseguenza. Ovviamente un'utopia... con tutti i risvolti negativi del caso... o meglio, dei casi.
Però, se uno non risponde agli sms, cosa vuole dire?
a) ha finito il credito
b) è impegnato
c) ha il cellulare spento
d) non ha voglia di rispondere
e) non ti caga nemmeno di striscio
Quindi si tratta di aspettare, senza sclerare, 12/24/36 ore, dopodiché è bene smettere d'aspettare. Ecco.
Ma nello specifico, è inutile aspettare. Non ti ho risposto nemmeno quattro mesi fa. Nel frattempo ho cambiato cellulare e non ho riportato molti contatti nella rubrica, tra cui il tuo. E' significativo, no? Quindi, anche se decidessi di buttare via 15centesimi, l'unica cosa che scriverei sarebbe "Sto bene, grazie... chi sei?"... Perchè "Sto bene" si dice a tutti, a tutti quelli con cui non hai nessun tipo di rapporto, anche se stai di merda e sei sull'orlo del suicidio. Per sentirmi rispondere "Ottimo, quando ci vediamo?"
... strana la psiche umana... o forse è strana solo la mia?
Oggi ho voglia di mostrare il mio bancone...
Il bar è aperto.
Consumazioni gratuite a tutti quelli che racconteranno una storia!
Gli altri, pagheranno il doppio!
E' finita così, con lui che mi stava a cavalcioni sulla pancia e mi ricopriva di sperma.
Cercavo di berne il più possibile, ma era così tanto che non riuscivo a stargli dietro.
E mi chiedevo quanti litri ne avesse in corpo.
(Povero Scamarcio, vittima di un mio sogno erotico)
Seno Alto di Cadey!
... si chiama così la nuova invenzione cosmetologica che combatte la gravità e i segni del tempo. La pubblicità dice che aumenta il volume del seno, lo rende tonico, lo alza... fa miracoli, insomma. Personalmente, ho sempre amato i seni piccoli, quindi la mia terza va più che bene (tranne che per qualche giochetto erotico che necessariamente bisognerebbe avere dalla quinta in su). Però, dopo due gravidanze e tanti mesi d'allattamento, non è più quello dei vent'anni. Vero che non lo sarebbe comunque, visto che sono passati diciannove anni da allora.
- quasi quasi lo provo! - dico mentre guardo la telepromozione.
- ma tu non ne hai bisogno. Dove vuoi averle, le tette... qui? - (e fa segno sotto il mento).
certo che i figli sono spesso distruttivi, ma altre volte se non ci fossero loro non sapresti come fare.
Ieri sera, sono andata a trovare una mia amica, un chirurgo estetico. Ho incrociato nell'ingresso una paziente, una bella ragazza, mora con due occhi blu incredibili. Entro nello studio e vedo il lettino completamente ricoperto da machioline di sangue. Giovanna ride "L'ho quasi dissanguata!"... la ragazza ha fatto la mesoterapia, tante microiniezioni per combattere le adiposità localizzate. Solitamente svengo quando vedo del sangue, ma lei è così svelta a togliere il lenzuolino di carta, che non faccio in tempo a sentirmi male. La mia amica è una di quelle che tutto quello che fa alle sue pazienti, lo fa anche su di sé. Suo marito la crede pazza (e un po' anche io). E' giovane, in forma, bella.... ma chi glielo fa fare di piangere davanti allo specchio per farsi tutti quei trattamenti? Lei non sente ragioni. "Come tu ci tieni che la tua macchina sia perfetta (lui è carrozziere), io ci tengo a tenere la mia carrozzeria a posto"
Guardando le cose dal suo punto di vista, il suo ragionamento non fa una piega. Non fa del male a nessuno, fa una cosa che le piace e la fa stare bene. Perchè non dovrebbe farlo?
Così, da una parte troviamo quelli che inseguono disperatamente la bellezza (o gli stereotipi di bellezza dettati dai media e dalla moda), mentre dall'altra c'è gente che deve affrontare i problemi di una vita quotidiana, che non ha tempo né soldi da buttare per farsi i filler, i massaggi, per andare in palestra.
A me questa netta differenza che divide la società in due, continua a lasciarmi scioccata, per questa e per mille altre cose.
Ma in fondo, il punto resta: compro o no "Seno Alto"?
- senti... ho una richiesta insolita da farti... -
- dimmi tutto... - - non è che mi porteresti al Super? -
- sei Unica! Ci vediamo una volta ogni cinque anni e tu mi chiedi di portarti al Super! - - dai!... devo prendere una cosa che dalle mie parti non trovo... poi andiamo a bere qualcosa -
- va bene... ti squillo quando sono sotto casa tua -
...esagerato... sarà un anno che non ci vediamo. Però lui è sempre lo stesso, il solito cazzone che ha sempre voglia di scherzare e mi piace per questo, perchè mi fa ridere.
Il "ciao" lascia il posto a un "bidonara che non sei altro" che va avanti per un po'. - che lamentone che sei... sono qui, no? -
- si ma se non ti chiamavo io, ieri, tu non mi avvertivi -
uff... che palle...
meno male che molla in fretta. Sa che mi scocciano queste cose, così si presta come autista, mi porta in giro e poi finiamo a passeggiare per le strade del centro, cercando addobbi natalizi nelle vetrine senza trovarne. Beviamo un caffè in un posto extra-lusso, chiacchieriamo, ridiamo... tutto come se non ci fossimo mai persi di vista. Si lascia abbracciare, spettinare, toccare... sa che io ho bisogno di queste cose.
- ricordo ancora la scenata che mi facesti in quel bar... a colazione... il barista mi guardava come per dire "ma che le hai fatto" - - ti sbagli... io non faccio mai scenate... tu mi dicesti che t'eri comportato come uno stronzo, e io ti detti ragione -
- già... è vero... -
Ecco... perchè se uno diventa un "Ex", un motivo c'è ed io quel motivo ce l'ho impresso a fuoco nel cervello.
- dovresti ringraziarmi che t'ho portato al bar a prendere il caffè e non a casa mia... - - grazie! -
... devo averlo scritto in fronte "Ho solo voglia di giocare"... basta conoscermi un po'.
- stanotte ho sognato che andavi a vivere con un altro... - - e tu... mi preparavi le valigie? -
Non c'è bisogno di cambiare casa per definire delle situazioni note.
Non c'è bisogno di cambiamenti radicali che stravolgono la vita di altri per sentirsi liberi e soli.
Non c'è bisogno di nulla, tantomeno di valigie... ché mi comprerei tutto nuovo di pacca.
Io però non ho nessuno. E anche se ce ne sono un tot che mi porterebbero volentieri a letto, io provo sentimenti veri per pochissime persone. Oggi, il sesso non è un problema per nessuno. Ma il fatto è che mi lascio sempre affascinare da uomini difficili e complicati. Quel genere di uomo che ti da poco, che non vuole storie e che non crede nell'amore. Il cinico per eccellenza.
Quindi non c'è futuro... né in un verso, né in un altro... ma sono sicura che nella prossima vita le cose andranno diversamente.
- sai, proprio ieri ripensavo alla nostra mansarda in centro, a fuori che pioveva e batteva sul tetto... - - pensavi alla mansarda, o pensavi a noi? - - non sono un architetto... -
Le cose accadono così, senza un motivo.
Capita che pensi a una persona e qualche giorno dopo, in un posto piuttosto che in un altro, la ritrovi. E non importa quanto tempo è passato, come ci si è lasciati, se ci si è presi a sberle o ubriacati per dimenticare...
Il tempo guarisce le ferite, e se non lo fa il tempo, lo fanno gli amici, un altro amante, gli psicofarmaci, l'alcol e via dicendo. Insomma, ne esci e, in un modo o in un altro, ti rimetti in piedi.
Ma senti comunque vivo quel filo invisibile che ti tiene legato al passato e sai che forse è stato proprio quello a spingerti ad andare avanti e non voltarti indietro.
Così il passato diventa l'esempio concreto di ciò che vuoi e non vuoi.
Ti rivedi sciocca in tante cose, forse un po' bambina, forse un po' troppo innamorata. E dici che non succederà mai più, che il tuo cuore ha chiuso i battenti, che è chiuso per ferie fino a data da definire e che sulla saracinesca c'è già una fitta coltre di ragnatele... ma probabilmente non sei nemmeno più in grado di amare...
Coincidenze le chiamano.
Sono quegli eventi, frutto della casualità, che tracciano linee dirette fra te e qualcuno in particolare.
Se non vuoi darne un significato diverso, rimangono solo "stranezze".
Io invece cerco di capire se c'è un altro significato, anche se non ha molto senso se poi sei l'unica (su due) a trovarne uno.
Perchè siamo legati da nomi che si ripetono? da luoghi? da fatti insoliti?
Il mondo è davvero così piccolo?
Io mi faccio mille domande che, come al solito, non avranno risposta.
Così come sommerò un'altra coincidenza a tante altre, perché è evidente che quello che c'è scritto a pagina 161 del libro di FabioTestaccio (romanzo che vi consiglio di comprare perchè spassoso e attuale) è pura casualità (anche se, per me, è una coincidenza che si somma ad altre coincidenze con la stessa persona).
Forse le coincidenze non hanno un perchè, per chi non crede nel destino. Togliamo pure il forse, non hanno un significato. Punto.
Però, quant'é strana la vita.
Comunque, non chiedetemi come sto.
Sto bene. E' solo un periodo così... introspettivo. Speriamo dia i suoi frutti.
Nevischiava, poco fa.
Attaccata al vetro col naso all'insù e con mio figlio dall'altra parte del telefono che mi informava del grande evento. "Mamma, nevica!" ha detto.
Mi piace la neve, starmene in casa davanti al fuoco con fuori un manto bianco che ricopre tutto.
Mi piace l'attività degli spazzaneve, per le strade.
Mi piace vedere la gente tutta imbacuccata spalare.
Mi piace mettermi a cercare la mia gatta bianca in quel mare di latte.
Mi piace vedere i bambini divertirsi col bob e fare a pallate.
Mi piace infilarmi i "pelosoni" ai piedi, uscire e lasciare tracce di me.
Tracce che se ne vanno quando cade altra neve o quando si scioglie, come quelle sul bagnasciuga.
Tracce di me...
... ho sparpagliato pezzi di me nell'aria, che si sono spalmati nei cuori, che hanno messo radici nelle teste... pezzi che fanno parte dei "ricordi" di altri...
Sono pezzi che ho dato, ma che rivorrei. Con gli interessi, possibilmente.
Non voglio l'immortalità. Rivoglio indietro i miei pezzi, quelli che mi sono stati sottratti, a volte rubati con astuzia.
Ha smesso di nevicare.
Peccato. Ripongo i "pelosoni" per la prossima occasione.
- Ragazzo, che fai? Il mare non aspetta i tuoi comodi! -
Lo so, ma questo dondolio mi da il voltastomaco. Ho bisogno di fermarmi in un porto sicuro e capire se la vita da marinaio fa ancora per me.
Lo sguardo è perso fra le pieghe delle vele che si tendono e sgonfiano al respiro del vento.
- Ehi, mi senti? –
Ti sento, Capitano… ti sento. La voce rimbomba fra una parete e l’altra del mio io, ma pare tutto anestetizzato. Non è facile da spiegare… è come se nulla potesse più ferirmi o farmi gioire, odiare o amare, vivere o morire. Forse un po’ morto lo sono già… e da molto tempo ormai.
Schizzi salmastri e taglienti mi schiaffeggiano il viso.
- Mozzo, hai bisogno d’aiuto? –
Marinai disposti ad aiutarmi, ma l’orgoglio mi spinge a contare sempre e solo sulle mie forze.
Le mani cercano febbrili un appiglio. Sono a un passo dal baratro e rischio di cadere giù. Ho paura.
- Tranquillo, ragazzo. Ci sono io, lascia fare a me –
Tu ci sei sempre stato, non mi hai mai deluso, Capitano. Mi lascio trasportare dalla tua forza naturale, dal tuo grande cuore.
Le lacrime rigano il volto. E fanno male.
- Non mollare. Quando sei smarrito, guarda l’orizzonte. Resta… questa nave ha bisogno di te –
L’oggi ha un sapore strano. Ho sempre amato e odiato il mio mondo, il cuore e la ragione in continua lotta fra loro. La linea piatta che separa il mare dal cielo è labile, a volte inconfondibile, a volte irraggiungibile.
Lo sguardo si perde lontano. Il mare non è così burrascoso, era solo il mio animo ad essere tormentato.
Capitano sei la luce del mio faro. Continua ad illuminare il mio cammino, perché capita spesso che ne perda le tracce …