lunedì, 31 marzo 2008, 19:17

- Smetti di scrivere cose tristi -
- ma è una tua impressione. Non sono tristi. Sono solo riflessioni -
- allora rifletti su altro! e non su di te -
- ...ogni cosa mi riporta alla mia vita -

*

Stamattina la pensavo ancora così. Ogni riflessione sugli esseri umani e sul cosmo in generale, finiva per riflettersi sulla mia vita. Poi però ci ho pensato... ché fa sempre bene parlare con gli amici... ed è giusto invece osservare le cose con più distanza e da angolazioni diverse, anche se ti riguardano da vicino. Solo così si possono avere le corrette sensazioni. Certo che, una cosa del genere detta da me che sono impulsiva da morire, fa sorridere. Ma è necessario che impari a farlo. Proviamo.

*

Assistere alla conversazione di più uomini, può far venire la pelle d'oca. 
Io pensavo che queste cose fossero sorpassate, ed invece sono tutt'ora attuali. Una donna che vive la sua vita sessuale con disinvoltura, è ancora considerata una puttana o una troia. L'uomo no, ovvio. Sono perplessa perchè è stata additata così una mia amica che aveva mollato qualche tempo fa uno dei tre ciarlatori ed ora ha ripreso ad uscire e frequentare altri uomini. Il che mi ha fatto pensare che non è tanto il fatto che una scopi a destra e a manca, ma piuttosto che non la dia o non l'abbia mai data a colui che la chiama puttana. Ma questo l'avevo già capito in gioventù, quando venivo additata come una facile che era stata con tizio, caio e sempronio... che questi invece manco m'avevano mai parlato. Tant'è!
E comunque non sta bene dare della puttana a una donna quando dall'altra parte c'è qualcuno che magari ci va davvero a puttane. O sennò, coniamo un termine anche per l'uomo che ha molte donne... puttaniere? no, non mi piace. Suggerimenti?

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domenica, 30 marzo 2008, 23:41

<sai cosa mi ha detto il Piccolo, l'altro giorno? "la mamma, quando parla di te, ne parla sempre bene">
E ti stupisce la cosa? Posso averti amato, odiato, ma ho sempre fatto in modo che passaste del tempo da soli, che ti occupassi di loro, che ci giocassi e parlassi. Quante volte mi sono arrabbiata perché non lo facevi abbastanza. Poi avete imparato a conoscervi, a stare insieme. Ed è bello vedervi parlare da uomo ad uomo, da padre a figlio. Anche se a volte mi sento esclusa, conosco l'importanza del ruolo che rivesti. Tanti dei miei problemi con gli uomini sono dovuti dalla figura precaria di un padre troppo preso dal lavoro e dalla carriera. Ho cercato inconsciamente negli anni di ristabilire un equilibrio, scegliendo uomini altrettanto duri e burberi. Ho tentato invano di domarli. Ma a parte la conquista, più in là non sono riuscita ad andare e i conti di un'infanzia un po' strana sono ancora sospesi. Non voglio questo per i miei figli.
Dobbiamo essere due pilastri, i loro pilastri. Vicini o lontani, insieme o divisi, ma esserci sempre. Loro sono maschi, e sarai tu quello che avrà il ruolo fondamentale per la loro crescita. Preparati, sarai il loro termine di confronto, il loro mito da inseguire e tentare di distruggere.
E quando il Grande dice "assomiglio fisicamente al papà e ho il carattere della mamma". Non lo contraddico solo per il fatto che vedo la sua espressione orgogliosa dipinta sul viso. Così rispondo "sei fortunato, hai preso il meglio di tutti e due". Ma se da una parte penso che è vero, che diventerà bellissimo come il padre, che quand'era ragazzo non aveva nulla da invidiare ai modelli delle riviste, dall'altro penso che sarebbe stato meglio avesse preso anche il suo carattere. 
... perchè io sono una debole... lui è forte.
... io sono una sognatrice... lui è concreto.
... io mi lascio prendere dallo sconforto... lui stringe i denti e va avanti.
... io sono disillusa... lui crede nella vita.
... io mi perdo spesso... lui segue il suo cammino.
... e poi... e poi, è che io sono così brava a conquistare per allontanare subito dopo... a fare e disfare... creare e distuggere... insomma, non voglio che i miei figli diventino così. Vorrei saperli felici. Sempre.

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giovedì, 27 marzo 2008, 19:21

«… ha portato via gli album con le nostre foto… i quadri che avevamo comprato durante i viaggi… la mia collezione di conchiglie… e… e…» scoppio nuovamente a piangere.
Mi porgi un fazzoletto. Riesci a farmi ridere. Pensi veramente che questi trenta centimetri quadrati riusciranno a contenere il mare che ho dentro?
«non capisco perché gli hai lasciato le chiavi di casa. Speravi che tornasse?» dici con un filo di rabbia. Hai sempre invidiato David. Avresti voluto essere al suo posto vicino a me e invece ho scelto lui.
Vedi, Luca, dovresti essere contento… guarda il lato positivo...  ora non sarei qui fra le tue braccia.
Rifletto sulla tua domanda: speravo forse che tornasse? Boh, non so. Non credo. In realtà, devo ancora capire il vero motivo per cui ci siamo lasciati. La lite è stata furiosa. Sono volate parole forti, quelle parole che feriscono più dei fatti e che non dimenticherai mai, nemmeno se poi fai pace. Ma non abbiamo fatto l’amore come le altre volte. Sono andata a prendere le valigie, le ho riempiete con tutte le sue cose e le ho lasciate sul pianerottolo. David mi ha guardato stupito.
“stai scherzando, vero?” mi ha detto.
“no. Prendi quello che manca e lascia le chiavi sul tavolo quando te ne vai” ho risposto. Poi sono uscita e al ritorno non c’era più.
«smettila di piangere che diventi brutta» mi dici. E ti siedi sul divano vicino a me, mi accarezzi il viso, mi baci la fronte, le guance. Sfiori le labbra. Ho un fremito.
«no, ti prego»
Mi baci. Le labbra morbide. Il torace che mi accoglie, le mani che scendono dalla nuca giù lungo la schiena.
Ma la mente non si ferma. Non è te che voglio. La rabbia cresce al pensiero di David che si è portato via anche Fonzie. Lui, che i cani neanche gli piacciono. Che ha fatto una storia infinita quando l’ho portato a casa. Bastardo! Avessimo avuto dei figli, che avrebbe fatto?
Convivevo con un pazzo, ecco.
Fiumi di lacrime riprendono il loro cammino verso la luce, verso i miei e i tuoi vestiti.
E ti stacchi da me, inerme, con lo sconforto disegnato sul tuo bel viso. Perdonami Luca, non ho la testa per… per nulla, nemmeno per te.
Ti allontani e torni con un bicchiere d’acqua. Mi fai inghiottire non so quante pillole. Cosa sono? Luca, ti voglio bene, prenditi cura di me. Le tue mani riprendono ad accarezzarmi i capelli, i singhiozzi rallentano, il respiro si fa più lento. Hai le braccia accoglienti. Mi lascio stringere. Poi, il buio avvolge tutto. Smetto di piangere, ma non di vivere.

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mercoledì, 26 marzo 2008, 17:29

(mi sfugge il senso di alcune cose, ma prima o poi l'afferro)

*

C'è stato un tempo in cui non avrei indugiato, un tempo in cui sarei saltata sul treno e sarei corsa da te. In quel tempo, mi facevi ridere, battere il cuore. Mi coccolavi, mi davi il buongiorno e la buonanotte e riempivi ogni spazio vuoto delle mie giornate. E il sesso era una meraviglia. L'unico uomo in grado di farmi venire stando immobile dentro me. Che poi, quando ti muovevi, il mio corpo era completamente tuo.
Smettila di cercarmi. Non ti amo più.
E' che mi fai venire voglia di sentire la mia pelle accarezzata, le membra stremate dal piacere, la gola secca. Cose che posso provare con te o con altri.
Devo aprire le finestre, fare entrare aria nuova. Il passato mi sembra così lontano anche se non lo è, e il presente è troppo altalenante e incerto per godermelo veramente. Il futuro troppo lontano per pensarci seriamente. Spengo la mente...

*

(Quello che ieri era meraviglioso, adesso ha un altro sapore - il gusto che apprezzo oggi è diverso - forse domani troverò il piatto che mi piace, anche se non ne sono sicura)

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martedì, 25 marzo 2008, 16:34

La vita è strana.
Quando ti sembra di avere in mano certezze, ti accorgi che non hai altro che un pugnello di sabbia…

*

Mi trovo rapita dai “perché”, ben sapendo che non sempre ne esistono e che una motivazione che per me è valida, per un altro può non esserla. Le relazioni umane sono fili invisibili. A volte, anche il legame più profondo si lacera con una facilità estrema, si accartoccia sotto il peso di quelli che io chiamo “errori di valutazione”, ma che in realtà non lo sono.

(mi distruggo tentando di capire cose che apparentemente non hanno senso. Mi violento cercando di cambiare questo mio atteggiamento sbagliato)

Solo tre mesi del nuovo anno… già tre eventi che mi hanno fatto rivalutare degli affetti che consideravo importanti. Uno al mese. Se il 2008 manterrà quest’andamento, dovrò correre ai ripari. Mi salva forse il fatto che non ho abbastanza persone, nel mio giro più stretto, che possono deludermi.

(Ogni ferita fa crescere, ogni ferita disillude sempre un po’ di più)

Anche chi tende costantemente a trovare giustificazioni ad ogni atteggiamento umano, ad un tratto si arrende e, razionalizzando, pensa che in fondo la gente è stronza, affonda in un esasperato egoismo e non pensa ad altri che a sé, e che bisognerebbe riuscire a non aspettarsi nulla dal prossimo. Ma se questo generalmente è possibile, ci sono relazioni che si basano su stima, fiducia, rispetto e anche manifestazioni d’affetto. Da un fratello, ti aspetti la dimostrazione del suo amore per te. Da un’amica, ti aspetti delicatezza e riguardo. Da una persona che consideri speciale, ti aspetti attenzione e rispetto. Insomma, le stesse cose che tu riservi a loro, o comunque un minimo sindacale.
Muta, osservo questo vortice disastroso che mi travolge e sconvolge nell’intimo. Non so dargli spiegazione e la rassegnazione è la cosa più brutta che, nonostante tutto, devo accettare. Alzo ancora un po’ i muri della mia fortezza, già altissimi spaventosi e invalicabili. Mi rannicchio nel mio essere, tranquilla… sicura così che nessuno mi deluderà mai più.

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lunedì, 24 marzo 2008, 18:14

(Quante volte, guardando un tramonto, ho sperato di vederne uno diverso. Probabilmente ho visto tutte le sue sfumature e non ce ne sarà più uno in grado di stupirmi)

*

Li ho visti correre fra le mura del castello in cerca di cannoni, lance ed armature. Sembravano tornati a casa.

(anche loro, come me, sono nati nel secolo sbagliato)

Mi sono persa nelle loro risate, negli sguardi curiosi, in quella voglia di vivere che a volte mi manca.
Mi sono persa in luoghi che già conoscevo, ve li ho condotti per mano ma trattandoli come adulti.
Mi sono persa in chiacchiere e nell'ascolto del mondo attorno a me.
E mi sono sentita Viva.

... loro... mi hanno studiata, ascoltata nel mio discorrere in inglese, osservata parlare con sconosciuti... mi hanno valutata e sono stata promossa. Mi hanno protetta.

(“ma quella chi è?... sicuro che sia tua mamma?... me la presti per una settimana?... la porto in Colombia!” )

Insieme... abbiamo giocato, discusso dei comportamenti di chi incrociava il nostro cammino, fatto considerazioni, riso di fatti strani o persone fuori dall'ordinario.

Ho sempre detto che non tornerei mai indietro negli anni, perchè sono certa che a tanti bivii prenderei strade differenti da quelle che invece ho intrapreso o, di fronte a tanti pacchi, ne sceglierei uno diverso (n.d.r. Riferimento al gioco dei pacchi...).
... e quando guardo i miei figli, che sono in assoluto la cosa migliore e più bella che abbia fatto in questa vita, sento forte il bisogno di stringerli a me e di andare avanti.

*

(...è stato un momento. Ho guardato la luna, poi i volti della gente lì vicina... tu non c'eri e ne ho sentito la mancanza. Non dirmi che la tua pazienza... che il tuo "lasciarmi libera"... che la tua maturità... sta avendo i suoi frutti. Così, fra tutti quelli che potevo chiamare, ho scelto te... tu che mi dimostri costantemente quanto valgo per te)

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martedì, 18 marzo 2008, 16:13

Mi sono girata anche io a guardarla. Così come te, come tutti gli altri presenti nel locale. Con quel suo passo seducente e grintoso, quell’abito rosso dipinto addosso e i capelli morbidamente scompigliati che seguono il corpo. Bellissima. “quelle scarpe di vernice sono stupende” ho pensato. Rosse anche loro, laccate, come il rossetto sulle labbra carnose.
Abbiamo brindato. È il nostro anniversario e non ti sei risparmiato. Hai ordinato uno champagne Mercier millesimato che ha del divino. Abbiamo mangiato pesce, hai riso guardandomi aprire maldestramente le chele con quell’aggeggio infernale di cui non ricordo mai il nome. Ci siamo persi nei silenzi e nelle frasi sussurrate. Mi hai sfiorato la coscia, sotto la tovaglia. Hai sollevato la gonna leggera e sei andato in cerca delle mutandine, ma non le hai trovate. Ho sorriso davanti ai tuoi occhi meravigliati e desiderosi di me.
In macchina hai detto «non mi va di andare a casa…». Io ero un po’ brilla e non so se parlavi di casa mia o casa tua «ti porto a toccare il cielo con un dito»
Così siamo saliti su, in collina. Era buio, buio pesto. Le stelle sembravano lampadine a basso consumo appena accese. Poi abbiamo fatto l’amore. Sesso istintivo, scomodo, caldo, sudato, appiccicoso, urlato, goduto. Meraviglioso, come sempre.
Ho pensato che l’estate è davvero ingrata per gli amanti che sfamano i loro sensi incuranti dell’afa e delle zanzare che banchettano con la pelle nuda e invitante.
Siamo rimasti così, abbracciati, nell’oscurità muta della notte finché non hai rotto il silenzio con la domanda più assurda che in quel momento potevi fare. «perché torni sempre tardi dal lavoro?»
«non torno tardi» ho detto «a quell’ora c’è traffico per strada e ci metto del tempo per arrivare dall’altra parte della città»
Hai cominciato ad agitarti, a dirmi che l’altro giorno eri venuto là e ci avevi visto parlare, che lui mi guardava la scollatura e tutto il resto. Hai continuato con le tue paranoie di gelosia fin quando sono scesa dalla macchina infuriata, sbattendo la portiera. Allora m’hai seguito lungo la carraia, dicendo che dovevi sapere se fra me e lui c’è qualcosa. Cavoli, David! Quello è il mio capo!
«sì… però ha solo un anno più di te!» hai detto rabbioso.
Poi m’hai offeso, senza pensare. Ti ho dato uno schiaffo, senza pensare. Me l’hai restituito, ancora senza pensare.
Mentre un bruciore violento si diffondeva su tutta la guancia, le lacrime mi hanno inondato gli occhi. Ed io detesto piangere. E poi non era così che doveva finire la serata! Giro sui tacchi e mi avvio lungo la strada, delusa e ferita. I fanali dell’auto mi rischiarano il percorso. «Sali, ti porto a casa» dici.
«Non ci penso nemmeno. Stammi lontano. Vattene»
«non fare la scema, sali»
«vaffanculo!» rispondo.
Un “come vuoi” rimbomba nel vuoto ed io resto sola, al buio, in aperta campagna. Porca puttana, perché capitano tutte a me? Sento abbaiare non troppo lontano. Ho paura dei cani e del buio.
Raggiungo un agriturismo poco distante e mi attacco al campanello sperando di essere aperta. L’uomo è scocciato, ma quando vede il mascara disperso sul viso, mi fa entrare e mi offre da bere.
Mi vergogno.
Faccio istintivamente il numero di casa tua, ma non rispondi. Ed io mi sento persa.
Poi il rombo di un motore, il campanello che suona, la tua voce. E mi stringi forte fra le braccia, mi riempi il viso di baci, mi chiedi scusa un milione di volte o forse due. Piango come una bambina, scossa dai singhiozzi e da paure vecchie e nuove che mi hanno aggredito tutte insieme.
Nel tuo letto, facciamo nuovamente l’amore, con tenerezza, dolcemente. Poi, tu ti addormenti. Io, invece, no. Ho ancora bisogno di sentire il tuo calore e i battiti del cuore, per ritrovarmi.
Ma tu, amore, riposa.

*

(ci sono volte che mi perdo... e mi piace... )

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lunedì, 17 marzo 2008, 12:29

Il titolo sa un po' d'Evangelista. Ma, cercando liasons fra le tavole della legge e i nostri parlamentari, direi che oltre il primo comandamento (che tutti urlano a gran voce) non andiamo, perchè dal "non rubare", passando per "non dire falsa testimonianza" fino ad arrivare al "non desiderare la roba di altri", non ce n'è uno che si salva. Tralasciando volutamente "non desiderare la donna d'altri" e "non compiere atti impuri" che manderebbe la nostra classe politica direttamente all'inferno.
E' che ormai non esiste più una coscienza politica (se mai è esistita). La destra non è più destra, la sinistra non è più sinistra. E il centro è un miscuglio delle varie alleanze opportuniste, fatte apposta per ottenere la scrana (sedia, in parmigiano).

Ieri, fra i banchi di un mercatino dell'antiquariato, ce n'era uno che non vendeva niente. Aveva un foglio e una penna appoggiati sul piano e un poster alle spalle che diceva "Meno tasse a chi ha figli". Mi sono fermata e ho chiesto all'uomo <Quanti figli bisogna avere per pagare meno tasse?>
Mi ha guardato come se lo stessi prendendo in giro. Boh, chissà perchè do questa impressione. Allora ho indicato i miei figli e ho aggiunto <ne bastano due?>
Mi ha sorriso. <Si, ma per firmare qui, si può anche non averne> ed ha cominciato a raccontare che lui ha 4 figli ormai grandi, ma che quando doveva comprare le mele, ne acquistava 4, mentre chi è da solo ne compra una solo per sé. Le famiglie spendono di più. Questo è un dato di fatto. Io stessa mi sono chiesta quanti soldi in più avrei se non avessi avuto figli. I soldi spesi in pannolini, vestititini, libri per la scuola, giochi ecc, avrei potuto spenderli in altro modo... per me. Ho tirato fuori la c.i. e ho firmato. Non so neanche se facesse parte di qualche schieramento politico e non mi interessa. A me interessano i buoni propositi e basta.

Quest'anno non so a chi lo darò il voto. Vorrei non andare a votare. Vorrei che anche in Italia accadesse la stessa cosa che è successa in Germania e venissero eletti due primi ministri. Però penso che andrò lo stesso alle urne e sopra la cartella scriverò Ado for President!... sarà nulla, ma il mio messaggio l'ho lanciato.

Ado for President

*

f 4 - c 3

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sabato, 15 marzo 2008, 18:12

Non ci si può svegliare così, il sabato mattina. Col vicino di casa che rompe le palle. Ennò.
Già mi devo alzare ugualmente alle 7 per mandare i ragazzi a scuola, poi basta un occhio alla casa per decidere che è meglio iniziare presto (un po' come la Luisa, che comincia presto, finisce presto, ecc). Ricordarsi di aver messo una lavatrice la sera prima è una illuminazione mattutina che ti chiedi da che parte arrivi.
A me piace fare il bucato, il suo profumo, stendere i panni ai fili, usare le mollette colorate, riempirmi gli occhi di quel bianco ancora più bianco e dei colori vivaci.
Così... ecco, sì, proprio così... prendo il cesto della biancheria e vado fuori a stenderla.
La mia tenuta è quella da letto, pigiamino, ciabatte, capelli raccolti sulla nuca e palpebre ancora socchiuse. Come tutti (chi più, chi meno) in questo stato si è considerati uno "spendore" solo da chi ci ama... gli altri, invece, ci vedono per quello che siamo.
Il fatto è che, il sabato mattina, per me è sacro. Sono a casa da sola, metto la musica che mi piace, curo la mia casa, coccolo il mio corpo, faccio quello che mi pare, insomma, senza rompipalle fra i piedi.
E quando ho sentito aprire la finestra del balcone attiguo dopo solo tre secondi che avevo aperto la mia, mi sono sentita morire. Il suo "Buongiorno" è stato gradito come un pugno in un occhio.
E' "educazione"... anche questo è vero. Salutare quando si arriva e si va, sia nel reale che nel virtuale, è educazione e chi non usa queste gentilezze viene da me immediatamente marcato come maleducato e depennato, indipendentemente dal suo lavoro, ceto sociale, ecc.
Però... però, cavoli! Era proprio necessario attaccare bottone? Era così vitale raccontarmi cosa avrebbe fatto durante la giornata? Anche perchè non me ne poteva fregare di meno, diciamolo.
Poi, l'aria mattutina era fresca e i capezzoli spingevano sotto la maglietta.
Lui parlava e mi guardava. Mi sentivo nuda.
Ho tentato di guardarlo, ma la luce del sole mi ha ferito gli occhi. Mi sono sentita indifesa.
E non è una bella sensazione.
Perchè a me piace farmi vedere vulnerabile solo da chi voglio io. Desidero che il mio corpo sia accarezzato da occhi speciali che sanno apprezzarlo. Toccato da mani che scelgo con cura.
Maledetto vicino.
Adesso metterò una scritta sul pigiama "Il corpo è mio e lo gestisco io"... e speriamo che capisca.

*

f 3  c 1
(questa storia che vinci sempre tu, ha da finire. Con la scommessa di oggi, recupererò la distanza!)

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venerdì, 14 marzo 2008, 12:09

... l'ho organizzata io, dopo tanto. E così, mentre capita spesso di osservare i segni del tempo e i loro visibili effetti, trovo che le mie amiche siano bellissime come vent'anni fa'. Non un momento di imbarazzo, non uno di silenzio. Ridiamo fin dai primi istanti che seguono gli abbracci. Ridiamo di come siamo, e soprattutto di come non siamo cambiate, di carattere e di testa.

Passsquale ci mette in un tavolo appartato. Il locale è affollato e le nostre chiacchiere si perdono nella confusione. Il prosecco da i suoi effetti dopo poco. Bastano due bicchieri di bianco perchè C. si lasci andare e ci racconti del suo amore platonico che dura da dieci anni, e del rimpianto di averlo incontrato pochi mesi prima di sposarsi.

M. sono cinque anni che dice di no al giovane e aitante fruttivendolo, ma ora è stanca. Racconta che il marito soffre da sempre di eiaculazione precoce, che si rifiuta di fare dei controlli medici e che lei non sa più cos'è il sesso e un orgasmo. M. è una donna bellissima, le tre gravidanze non hanno lasciato un segno. E mentre B. le consiglia di astenersi dal buttarsi fra le braccia del fruttivendolo, io ce la spingo. 

B. si dice felice e fortunata. Purtroppo, dopo due bottiglie di bianco e una di limoncino, racconta di come ha beccato il marito flirtare con un'amica di famiglia leggendo un malaugurato sms. Della storia che ne è uscita. Di come ha risposto agli sms fingendo di essere il marito (che aveva scordato il cell a casa), dell'appuntamento dato in centro alla tipa, dell'appostamento con pargolo dietro per vedere coi propri occhi. Delle liti, delle giustificazioni di lui, dei controlli di lei, della fiducia che non c'è più e di come ha tenuto in piedi un matrimonio.

I figli sono il bene più prezioso di una donna.
(Fardelli, pesanti catene... gioire e soffrire... compromessi)

Ho guardato le mie mani. La fede non c'è più da anni, da quando tutto è finito. Ho pensato che è stato molto più facile mandare tutto a puttane che lottare e tentare di recuperare. Ho pensato che è stato più semplice prendere amore e sesso da altri invece di credere in un passato intenso e pieno di significati. Non ho fatto abbastanza. Non ho fatto.

Anche oggi mi perderò nei perchè della vita, nei perchè senza risposta, nel silenzio della mia esistenza.
Ma c'è una domanda riecheggia continuamente nella mia testa: quando avrà fine questo mio percorso autodistruttivo?

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