- smettila, mi fai male - ma tu niente, continui a spingermi contro il muro. E la ringhiera delle scale mi entra nelle ossa, nei fianchi. Le abrasioni si fanno vive e bruciano. Bruciano forse quanto gli occhi, stanchi di guardardi, parlarti.
Erano anni che non facevo le scale. Sei rampe mi sono sempre sembrate troppe, sia in salita che in discesa. Ma non potevo aspettare l'ascensore. La tua furia mi spaventa. - Tu non vai da nessuna parte - mi dici - tu sei mia -
Vorrei spaccarti la faccia ma tu sei troppo più forte di me.
Premi violentemente il corpo contro il mio. Il tuo fiato sul collo, la bocca impastata di frustrazione per il non riuscire a impedirmi di andare via. Il cazzo duro. E la rabbia... che cresce ad ogni morso, ad ogni carezza che mi tiri. Negli occhi hai scritto di tutto: un mix di semenze che farebbe crescere un giardino delle emozioni da paura. Voglia. Mi attacchi al muro e mi prendi, come hai già fatto altro cento volte, in pieno giorno, fra la gente, eccitato dal fatto che potevi avermi solo tu.
E mi fa incazzare il sentirmi bagnata, avere la mente annebbiata dal desiderio di sentirmi strappare le mutande, di vederti inginocchiato fra le gambe che ti nutri di me. Rabbia per l'animale che sono e che tiri fuori con tanta maestria. Resisto un po'. Sembro più che altro una bambina capricciosa, e forse è proprio quello che sono. Tre secondi sono passati. Ti strappo la camicia di dosso. Mi prendo quel che voglio e tu non hai più tempo di farmi nulla che non sia io a dirti di fare.
Dei passi. Voci nella tromba delle scale.
Ma continuo a cavalcarti con una furia che quasi non riconosco.
- Porca - mi dici ogni volta che riesci a riprendere fiato. - Sei la mia puttana - e mi succhi i seni come un bambino. E io, a questa cosa qui, mica resisto.
Urlo sfinita su di te che spandi seme ovunque. Un disastro nell'insieme. Se poi ci mettiamo anche la coppia di vecchietti che si è fermata sul pianerottolo e si è goduta lo spettacolo. - Che schifo - dice lei arrossendo, mentre lui sogghigna. Adorabile diversità. Poi, fanno retromarcia e scompaiono giù al piano di sotto per prendere l'ascensore.
Siamo due pazzi. Sono le due del pomeriggio. Per fortuna siamo a ferragosto e sono tutti via.
Mi guardi e ridi. Ti do uno schiaffo. - Ora posso andare a fare la spesa? cazzo! -
Bevo il cappuccino. Ha un sapore strano, stamattina... diverso. Diciamolo: fa schifo. Ma era un po' che non mi fermavo da A. per la colazione e, dopo un invito, non mi sembrava carino starmi anche a lamentare.
- come va col tipo? - chiedo. (il tipo è uno con cui ha un inciucio. uno che si sta separando. uno con un sacco di problemi) - beh, dopo la litigata di due mesi fa', le cose non si sono più sistemate. Il tipo dice che se tengo a lui e a quello che c'è tra noi, devo essere io a cercarco e strisciargli ai piedi -
La brioche è ripiena di marmellata alla ciliegia, davvero buona. L'assaporo con gusto, tenendo la bocca impegnata il più a lungo possibile, in modo da non essere obbligata a esprimere la mia opinione. - che ne pensi? che faresti? -
Choffff... chofffff... ecco, lo sapevo: mi è andato tutto di traverso.
Come "che ne penso"... penso che il tipo è uno stronzo. Punto. Penso che io non striscerei ai piedi di nessuno, tantomeno a quelli di chi amo, se questa è la richiesta. Penso che nè in amicizia nè in amore bisogna pretendere. E che l'orgoglio uccide i sentimenti, tanto quanto l'indifferenza o forse più. Penso che le persone bisogna meritarsele... e che se LUI ci tiene a voi, dovrebbe venirti incontro con un sorriso e non con la boria di chi si sente "grande". Che io, i palloni gonfiati, li buco. Li detesto.
Cosa farei? Beh, A... non è importante cosa farei io. Valuta bene cosa provi per lui e decidi. Ché la vita rischia di sfuggire dalle mani senza che neanche ce ne rendiamo conto.
Proprio ieri parlavo con un mio amico sulla quantità di teste di minkia che costellano la terra. E lui mi diceva che l'unico modo per affrontare queste persone è mettersi al loro livello. Allora mi è venuto in mente il film "scemo e più scemo" ed ho pensato che M. non ha tutti i torti.
Nel senso che se tu sei più scemo di uno scemo, le cose che dice e che fa lo scemo non ti creeranno particolari preoccupazioni. Ai giorni nostri, un titolo che va forte in ogni sala del mondo (anche se non ne avete mai sentito parlare) è "Stronzo e più stronzo". E trasponendo il concetto dallo scemo allo stronzo, possiamo tranquillamente affermare che abbiamo trovato la soluzione a tutti i nostri problemi contemporanei: essere più stronzo di uno stronzo, così... semplicemente. Il concetto non prevede restrizioni di sesso, religione e razza.
... che non si può sempre dare la colpa agli altri di quello che accade. Nelle varie situazioni, c'è spesso una compartecipazione. Troppo comodo dire: io non l'ho fatto perchè neanche tu l'hai fatto. E così via. E' da conigli... e, come dice un'amica (!!), i conigli si mangiano!
... che è brutto chiamare una persona quando si è raffreddati. Non si fa'. Perchè mentre tu dici "però... che bella voce che hai", capisci che l'altro non potrà mai dirtelo in queste condizioni. Mannaggia. Senza contare che potrebbe anche pensare "MMiiiii che voce... se tanto mi da tanto, questa è di sicuro un cesso!". Uffff...
... che dire "voglio solo coinvolgimenti di un certo tipo. Del sesso fine a se stesso ne faccio a meno" è la medesima cosa di "non disdegno il sesso fine a se stesso, ma soffro per eventuali coinvolgimenti senza seguito". Chiaro no? uhmmm... non so! ma per me, sì! E questo basta.
... che dire "vado a fare un postino" non vuole dire "vado a farmi un postino"... che la cosa è diversa! ... che a casa mia ne viene una, donna, e pure brutta.
... che, il sabato mattina, non si deve pensare... ecco, anzi... vado a buttarmi nella vasca, eh???? mi faccio una bella foto nuda, e poi ve la posto. O la posto al postino del vicino quartiere che è giovane e carino? Vabbè... vedrò :-D
... sono anni che non ho più la casa libera, tutta per me.
Tre uomini, dal più grande al più piccino, me la lasciano libera. Uno va via per lavoro per un po', l'altro va in gita, il piccino troverà accoglienza altrove a seconda delle mie necessità.
Sarò finalmente proprietaria della mia casa, e non più solo la regina (che più della corona, mi da l'idea della donna col grembiule e i mestoli in mano).
... e mi sento un po' ragazzina, con addosso la stessa euforia di quando i miei se ne andavano ed io potevo finalmente organizzare qualche festicciola intima.
Quindi, prima cosa da fare: organizzare una festa. Per pochi, gli amici stretti, quelli che frequento ma che ho voglia di vedere da sola. Così preparo una minilista. E gli inviti. Poi penso alle cose che devo preparare: scegliere la musica adatta, allegra e da sottofondo, ché oltre a ballare dobbiamo parlarci e coccolarci di storie e ricordi comuni; ordinare qualcosa da mangiare; scegliere con cura e personalmente il bere.
... ché mi va di bere quel tantino in più, per non pensare... per godermi chi c'è, inebriarmi di bollicine, ridere, divertirmi, fare l'amore con qualcuno di cui non conosco il nome e forse nemmeno lo conoscerò. Per poi svegliarmi il giorno dopo, col suo profumo sul corpo e la pelle arrossata per il tanto sesso.
... però, pensandoci, tutto questo esula dalla festa. Anzi, questo programma lo tengo buono per un'altra serata...
Risvegliarmi con la tua lingua dentro me era l’ultima cosa che mi sarei aspettata in un pomeriggio come questo, iniziato in solitudine con una gita fuori porta.
Come hai fatto a trovarmi? Nessuno sapeva che sarei venuta a prendere il sole quassù. Quante domande avrei voglia di farti ma l’unica cosa che riesco a fare è stringere delicatamente le cosce attorno al tuo viso e spingere il bacino verso di te.
Ci sono storie che iniziano così, semplicemente… ed altre che finiscono…
Non è stato facile, infatti, affrontare Matteo. Mi ha odiato quando gli ho detto che lo lasciavo per suo cugino. Mi ha odiato con tutto l’amore che aveva per me.
Ma ormai avevo scelto te. E la nostra storia è andata da Dio.
Non ci siamo fatti mancare niente: sesso, amore e fantasia. Stavo quasi per credere che saremmo diventati grandi insieme.
Invece è bastata una visita specialistica per un dolore al costato, qualche esame, lastra e non ricordo cos’altro ancora. Un verdetto tremendo senza possibilità di scampo: pochi mesi di vita. E quando te l’ho detto, mi hai guardato e sei scoppiato a piangere. Poi, confusamente, hai borbottato che hai già sofferto troppo in vita tua e che non te la senti di affrontare un calvario così.
Ed è finita. La nostra storia è finita.
E' notte. Ma non riesco ad essere triste e non provo nemmeno una di quelle paure che mi accompagnano dall’infanzia, che sembrano essersi volatilizzate all'improvviso. E mi ritrovo a vagare per la città buia e poco accogliente, bazzicando posti in cui non mi sarei mai sognata di andare, prendendo per mano persone che fino ad ieri avrei guardato con distacco, mentre ora abbraccio perché sento di conoscerne la sofferenza. Afferro una mano dietro l’altra e in questa migrazione che ha del pazzesco, porto questa massa di disperati a casa mia, con un progetto in testa ben chiaro.
Gli operai lavorano ininterrottamente nelle mie cantine e creano degli ambienti puliti atti ad accogliere questi naufraghi. Mi piace l'idea di essere considerata una spiaggia sulla quale hanno deciso di fermarsi un po'.
Le forze mi abbandonano velocemente e i giorni si spengono uno dopo l’altro. Chiedo aiuto a chi mi ama da quando sono nata e cerco la forza dentro me per resistere fino in fondo. Ma la vita è breve quando la si vive intensamente... troppo breve... e anche se la morte non mi fa paura, mi secca tremendamente dovermene andare.