martedì, 06 novembre 2007, 09:53

06112007048-001
- … metti questo! – mi disse.
Raccolsi il tubino nero che aveva gettato ai miei piedi e lasciai che la seta mi accarezzasse il viso. Era il mio preferito. Era quello che mettevo per le serate speciali, che mostrava la schiena fino all’incavo delle natiche, che mi fasciava il corpo come un guanto, che mi faceva sentire estremamente donna.
Joe era fermo davanti all’armadio e aspettava impaziente. – Allora? –
Mi piaceva tenerlo sulle spine…
Poi, conosceva la mia avversione agli ordini e temeva che non l’avrei assecondato. In realtà, io a Joe, non riuscivo a dire di no, perché ne ero innamorata persa e mi veniva istintivo esaudire ogni suo più piccolo desiderio. E il maledetto lo sapeva e giocava con me come un gatto col topo, eccitandosi ogni volta che riusciva a disarmarmi, a mettermi con le spalle al muro costretta a dire “si”. Così come lo eccitava l’imponenza fisica che aveva su di me, il vedermi sempre un po’ bambina, dolce, corrucciata e un po’ pestifera.
Gli piaceva suscitare reazioni forti, scatenare la passione, vedermi fare follie mentre lui manteneva i piedi ben saldi a terra. Del resto, qualcuno doveva pur farlo, ed era bene che lo facesse lui che aveva famiglia.
Lasciai scivolare l’accappatoio sul pavimento e tentai d’infilare l’abito dalla testa, scordandomi di aprire la cerniera laterale. Riuscii a far passare le braccia e la testa senza problemi, ma sui seni si bloccò tutto. I capelli bagnati si erano incastrati nella stoffa e la pelle umida impediva ogni ulteriore movimento del busto. Gli rivolsi uno sguardo interrogativo che voleva dire “e ora che cavolo faccio?” e lui sorrise divertito, ma non si mosse di un millimetro.
Dio quanto mi faceva incazzare quando assumeva quell’espressione beffarda!
Con un gesto stizzito, tentai di liberarmi da quella specie di salvagente che avevo sotto le ascelle, ma Joe si avvicinò, tenendo gli occhi fissi nei miei, quasi a volermi avvisare di non fare mosse sbagliate. Mi invitò ad alzare le braccia. E baciò i palmi, leccò le dita una ad una, sentii il suo respiro sui polsi e un brivido lunghissimo scendere lungo gli arti insieme alle sue labbra che andarono a posarsi sulle mie.
Si tolse la giacca azzurra della divisa e la cravatta. Poi me la passò sugli occhi e finì con l’annodarla sulla nuca. Quell’improvvisa oscurità mi permise di concentrarmi sulle sensazioni, sulle sue mani che scendevano sui fianchi, sul suo corpo che s’imponeva con forza sul mio.
E quando la sua lingua raggiunse il cuore del piacere, avrei voluto che non lo lasciasse più. Ad ogni mio orgasmo esultava come un tifoso allo stadio ad un goal segnato dalla sua squadra. E ad uno ne seguiva poco dopo un altro.
– Voglio sentirti dire basta – mi disse, tenendo il suo membro duro dentro me, immobile. Il mio corpo era sconvolto dalle contrazioni degli orgasmi e, anche se detestavo dargliela vinta, ero sfinita. Sfinita di piacere.
– basta – mormorai.
- Ah! – disse vittorioso – lo sapevo, piccola! –
Per punirmi, mi fece rotolare a pancia in giù e mi sculacciò fino a farmi piangere.
Poi mi prese. Si prese il mio corpo, le chiappe ormai bordeaux, la passerina anche lei infuocata… si prese tutto di me, compresi i miei respiri.
Restammo col fiato spezzato per lunghissimi minuti, l’uno di fianco all’altra, finché non ruppe il silenzio – Tu sei mia, Sam, ricordalo! –
Ogni volta, diceva la stessa cosa, come a voler rimarcare il fatto che ero una sua proprietà. Ed io trovavo deliziosa questa sua punta di insicurezza e, in tutta risposta, appoggiavo il capo sul suo petto e mi lasciavo cullare dal battito del cuore… quel cuore che sapevo appartenere solo a me.

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mercoledì, 24 ottobre 2007, 09:44
L’acqua era fredda, così come l’aria che sferzava il viso ogni volta che riemergeva dopo qualche bracciata. Smisi di nuotare, col cuore che martellava nelle tempie e il corpo che faticava a starmi dietro.
La riva lontana rimandava le poche luci serali degli esercizi aperti fuori stagione. Ecco, Mauro lo diceva sempre che il mare d’inverno è triste, mentre io rispondevo di no, che non è così, che il mare è bello in ogni stagione. Ma visto da quella prospettiva, aveva ragione lui… era proprio triste.
A dire il vero, Mauro aveva ragione per un sacco di cose. Ero io che mi ostinavo a non ascoltarlo, a fare di testa mia, che continuavo a buttarmi nel lavoro, a viaggiare, che ero costantemente lanciata verso ogni scintilla che mi facesse sentire viva.
Lo so, dovevo aspettarmelo, perché non si lascia sola una persona troppo a lungo. “Mi sono innamorato di un’altra”… aveva detto pochi giorni fa. Erano cinque anni che stavamo insieme e ancora non riuscivo a capirlo: avrebbe dovuto essere felice che, finalmente, si era sbarazzato di me e, invece no, lui soffriva.
Una boccata d’acqua salata s’insinuò in gola, facendomi tossire più volte. Non m’ero accorta che le onde si erano fatte minacciose. Un altro movimento improvviso del mare e la bocca si riempì nuovamente, rendendo quasi impossibile respirare.
Avevo la mente annebbiata, i pensieri sconnessi.
L’unica cosa che riuscivo a realizzare era che la vita mi stava sfuggendo di mano.
“Fermo, Dio! Io non posso morire adesso. Ho ancora tante cose da fare… non ora, ti prego” strillò la mia anima infuriata. Ma Lui non l’ascoltò.
Fra un colpo di tosse e l’altro, con i polmoni ormai saturi d’acqua, sorrisi all’ironia della sorte, per quella vita che mi veniva sottratta ancor prima di avere cominciato realmente a viverla.
Poi, un crampo mi strinse il polpaccio e un altro paralizzò il resto del corpo. Ma il vero colpo di grazia arrivò da un vortice d’acqua gelata che mi trascinò giù. Lottare non servì a nulla.
Vidi le stelle spegnersi una ad una e il buio entrare nei miei occhi e a fare parte di me. Poi tutto cambiò e mi misi a camminare verso la luce, come tutte le altre volte. Raggiunsi la sorgente e mi fermai ad aspettare qualcuno che venisse lì a prendermi …
 
Solo chi ha provato conosce lo strazio della morte.
Lasciatelo dire a me, che l’ho vissuta così tante volte…
La morte non ti da tempo per fare niente.
Quando arriva, s’attacca al cuore e lo strappa a morsi senza pietà.
E tu, diventi muto di dolore e sordo di sofferenza.
Però poi avviene il miracolo…
d’un tratto, il buio diventa luce
ed entri in una dimensione diversa
e il male si placa, per un po’
.. fino al momento del Giudizio.
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venerdì, 05 ottobre 2007, 16:08
Joe ed io, non ci eravamo più toccati da quando avevamo ricominciato a vederci.
Solo sfiorati, respirati, accarezzati con gli sguardi, baciati con le parole.
Questa era una sensazione nuova per me, ma devo dire molto piacevole dato che dovevo ancora smaltire l'indigestione di sesso degli ultimi anni e la perenne nausea che provavo quando qualcuno appoggiava anche solo una mano sulla mia.
Ma fu al tavolino del nostro solito Caffè che si svelò.  - Sam, ho bisogno di sapere una cosa... ma promettimi di essere sincera... -
Sincera? Io con lui la ero sempre stata...
- Da quando ci conosciamo, hai avuto altre storie? -
Oddio... ci conoscevamo da molto tempo ormai. Ci eravamo frequentati dopo un lungo corteggiamento, messi insieme, chiuso e riaperto la relazione almeno dieci volte prima d'ora.
- Si - dissi.
Sbiancò. I suoi occhi divennero di ghiaccio.
Mi assalì un senso d'ansia terribile e farfugliai delle mezze giustificazioni. - Joe, quando sapevo di essere tua, non c'è mai stata l'ombra di nessun altro nella mia vita. Ma mi hai lasciato sola tante volte... -
- Basta... ok! Non mi devi dire altro, non devi darmi spiegazioni. Sei libera di fare ciò che vuoi -
Ecco la classica frase che mi aveva sempre fatto incazzare!
Lui non aveva mai accettato il mio carattere indipendente. Non capiva che io ero una persona libera di agire, fare e pensare, indipendentemente dal suo permesso o da quello di altri.
- Inutile dirti che ci sono rimasto male... - continuò - sono deluso... pensavo di essere il tuo pensiero felice... invece ero uno dei tanti... -
Ogni battito di ciglia diventò uno schiaffo in pieno viso. Ogni sillaba pronunciata, un pugno nello stomaco.
- Ma tu, dopo di me, nessuna? -
- No, Samantha... io sono sposato - disse con tono fermo.
Allora era questo il punto: non aveva avuto la possibilità di pareggiare i conti e questa domanda serviva solo per andare a sfamare il suo ego malato. Secondo lui, io sarei dovuta starlo ad aspettare, ancorata ai ricordi e aggrappata alla speranza che tornasse. Mio Dio... ma allora, tutto il tempo che eravamo stati assieme non era servito a nulla. Quell'uomo non mi conosceva per niente. Riuscii a vederlo come era realmente: un estraneo!
Mi salì una rabbia improvvisa al pensiero di tutte le volte che avevo pianto per lui, delle tante domande senza risposta, delle sue assenze ingiustificate. Mi aveva sempre trattato come una bambola, presa e lasciata a suo piacimento, finché non avevo lasciato io lui una volta per tutte.
E l'avevo lasciato perchè era uno stronzo, ecco. Uno stronzo che amavo con tutta me stessa, ma pur sempre uno stronzo.
Quello che fino a pochi istanti prima consideravo un silenzio terribile, diventò un gentile amico di viaggi.
Misi i soldi sul tavolo per i due caffè, saldando così mentalmente tutti i conti sospesi fra noi.
lo guardai per l'ultima volta e me ne andai, portando via con me l'ultimo suo pezzo di cuore.
... a cena, me lo sarei sicuramente mangiato...
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mercoledì, 03 ottobre 2007, 10:45
Da un paio di settimane, Joe aveva ripreso a chiamarmi.
Ci eravamo lasciati da un anno ormai, e non bene… del resto, finiscono mai bene le storie d’amore? Mesi di silenzio, poi lui si era rifatto vivo, pensando di poter ricominciare tutto come prima. È che forse non si aspettava di aver perso il posto. Eppure doveva immaginarselo! Mi conosceva bene e sapeva che non avrei resistito molto tempo da sola.
- Sam, io ti amo – aveva detto a bruciapelo. Durante la nostra relazione, non ricordo che me l’avesse mai detto… ma forse ho solo voluto dimenticarlo. Vedere quell’omone così vulnerabile, aveva fatto vacillare la mia determinazione ma non era bastato per farmi tornare da lui. Non perché non lo volessi. Lo volevo? Non lo volevo? Ma cazzo! Era sempre riuscito a mettermi in confusione!
… io Joe l’avevo amato profondamente, con tutta me stessa, col cuore, col corpo e con tutti i sensi in mio possesso. Era stata durissima staccarmi da lui. Se avessi ceduto nuovamente, a cosa sarebbe valsa tutta la sofferenza passata?
Poi adesso c’era Leo, il mio nuovo fidanzato, che era così carino… mi riempiva di coccole, di attenzioni.
Dio come si assomigliavano! Nell’altezza, nel colore dei capelli, nella corporatura massiccia e nelle labbra carnose. Due caratteri completamente diversi, sebbene molto simili per alcuni aspetti. Quello più importante era l’amore per i propri figli.
Si, lo so, sbagliavo io a chiamarli fidanzati, visto che erano uomini con tanto di pacco famiglia come optional, ma quando stavano con me, li sentivo miei e solamente miei. E a me quello bastava.
Joe si presentò un giorno davanti al mio ufficio… duecentocinquanta chilometri solo per dirmi “ciao” e guardarmi negli occhi. Era un pazzo! E com’era cambiato… aveva perso una decina di chili, si era rasato e tolto la barba… stava davvero bene. Chissà se questa sua trasformazione era una conseguenza della nostra lontananza, o di chissà cos’altro. Poi se n’era andato.
E adesso, eravamo nuovamente al telefono.
- Posso dirti una cosa? – mi aveva detto con la sua voce calda e forte.
- Si… -
- Ho una voglia pazzesca di scoparti –
Fui travolta all’istante da un’ondata di ricordi fatti di sesso, tanto buon sesso… audace, trasgressivo, carico di passione. Di pomeriggi sotto il sole, nudi. Di passeggiate nei campi, abbracciati e sorridenti. Di corse in moto. Di tutto… tutto quello che ora non c’era più.
- E’ una bella cosa, almeno penso… – dissi, assuefatta dal ricordo del suo odore, delle mani sulla nuca nascoste fra i capelli, dei suoi occhi nei miei. Dei suoi “Sam, sei fantastica”, “Sam, sei un’amante eccezionale”, “Samantha sei mia”.
- …ma sai qual è la cosa più bella? È sapere che anche per te è la stessa cosa –
Mi vergogno a dire che le parti più intime di me, fremevano già dalla voglia di lui.
- sai che ti ho sempre desiderato… non è cambiato nulla… - ora potevo dirlo. Con Leo era finita e non dovevo rendere più conto a nessun altro, ma solo a me stessa.
– Vieni qui, adesso – gli dissi.
Lui indugiò. Sapeva che la risposta sbagliata avrebbe richiuso definitivamente la porta del mio cuore. – Ora non posso, patatina. Devo portare mio figlio alla partita di calcio… –
… proprio nulla era cambiato…
Riattaccai il telefono senza dargli possibilità di replica.
Non gli avrei più permesso di farmi soffrire. No.
Un “Buongiorno patatina…” mi risvegliò qualche mattina dopo. Forse ero assonnata, o forse no… non so… so solo che risposi con un “Buongiorno amore…” e tutto ricominciò nuovamente a tingersi rosso passione e nero dolore, per molto, molto tempo ancora.
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mercoledì, 01 agosto 2007, 10:35

Qualche sera dopo, Walter fu vittima di un terribile pestaggio. Nonostante si sentisse poco bene e il suo corpo proclamasse una tranquilla serata in casa, decise di andare al bar per l'appuntamento settimanale del bigliardo con gli amici. Scivolò sul marciapiedi, batté la portiera della macchina contro il muretto... insomma, tutto lasciava presagire qualcosa di brutto. Lo picchiarono a sangue. Poi, non contenti, lo violentarono a turno spaccandogli ogni orifizio naturale di cui disponeva. Walter non ebbe né la forza né il desiderio di chiamare successivamente aiuto. Raggiunse il suo appartamento, trascinando a fatica la gamba spezzata. Si affacciò al balcone e volò dall'ottavo piano. Disgustato, arrabbiato, umiliato... morì.

 

Non ci fu persona che andò a piangere né sulla sua tomba  né su quella di Tatiana...

 

Gnoccon, appresa tutta la storia nei minimi dettagli da una mail anonima (anonima neanche tanto... scritta da Walter, ovviamente), si fiondò in prefettura con l'intento di girare là il reality dedicato alla "vita spezzata di una giovane pubblicitaria di successo". Minacciato d'arresto lui e tutto il suo staff, fu costretto alla ritirata. In un sol colpo, dovette cancellare il nuovo format, dato che la protagonista principale lo mandò per campi a raccogliere ravanelli senza possibilità di ritorno.

 

Luciano e Manuela alla resa dei conti.

Luca riaccompagnò Manuela a casa che era notte fonda. La vedeva talmente scossa che non se la sentì di lasciarla entrare da sola. In casa regnava il buio. Naturale... erano le tre del mattino.
La luce della camera da letto filtrava da sotto la porta chiusa. Strano, Luciano amava dormire al buio. Forse era ancora sveglio. Si affacciò in camera e vide il letto occupato da più persone ma, lì per lì, non riuscì a capire bene cosa stava succedendo là dentro. Le bastarono però pochi secondi per mettere a fuoco la scena. Luciano alzò la testa verso di lei e la ragazza protestò quando la lingua si staccò dal suo sesso. L'altra allora smise di succhiarle i capezzoli e andò ad occupare la postazione lasciata momentaneamente incustodita. Il trittico! Allora ce l'aveva fatta a realizzare il suo sogno proibito.
Manuela non riuscì a provare rabbia nei suoi confronti. Soprattutto quando vide una copia delle sue foto distese sul pavimento a mo' di tappetino. Gli occhi di Luciano velati di lacrime e di rabbia dissero tutto il resto, accompagnati da una sola parola "Puttana"!
Lei non ribatté. Non una parola. Era quello il giusto finale, quello che si aspettava.
Richiuse la porta dietro di sé, mentre lui gridava disperato il suo nome, certa che non l'avrebbe mai più riaperta. Luca la trascinò via da lì, lontano da tutto. Sandra, la moglie di Luca, l'accolse in casa propria usando tutta la gentilezza e la comprensione che avrebbe dato ad un'amica di vecchia data. Dopo un paio di settimane, Manuela partì per un lungo viaggio in oriente alla ricerca di se stessa.

Sarebbe tornata solo dopo essersi ritrovata. Forse presto, forse mai.

L'ispettore Cortese che, con la scusa delle indagini, le era stato alle costole il più possibile, la raggiunse dopo poco, per una breve vacanza, dalla quale tornò col cuore a pezzi: Manuela aveva inventato in Tibet la sua fede, una strada tutta sua, che non contemplava la convivenza con essere umano, quindi nemmeno lui (almeno per i prossimi cento-mille nanosecondi). Ma chissà... le cose potevano cambiare, la strada presentare dei bivii e Manuela cambiare idea... lui (e gli altri) non avevano altro che da aspettare.
 

... e così, vissero tutti...

*

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lunedì, 30 luglio 2007, 14:53

Luca era stato il compagno di università, delle uscite goliardiche, del sesso libero e della prima indipendenza. Haaaaa che bei ricordi... corse in moto, bagni in mare a mezzanotte, suonate sulla spiaggia, sabbia fra i capelli, corpi sciolti l'uno contro l'altro. Anche lui ebbe lo stesso flash back. Le carezzò il viso, con un fazzoletto lo ripulì dal sangue e la strinse a sé.
Nel frattempo gli altri due si erano dileguati, non riuscendo a capire l'evolversi della situazione.
La guardò con tenerezza... la tenerezza di un tempo. Quegli occhi dolci erano strani su un omaccione di quelle dimensioni.
- Ma perchè? - domandò Manuela toccandosi la guancia indolenzita. - Non ti sarai messo a rubare... dopo un dottorato in Economia a pieni voti -
- Rubare? Quello lo faccio tutti i giorni... ma è tutto legalizzato dalle leggi fiscali. -
- E allora, perchè? -
- Devo dei soldi a della gente... ricordi che mi piaceva il gioco d'azzardo, no? Ecco, è un vizio che non mi è mai passato... -
La ragazza lo guardava coi suoi grandi occhi verdi, continuando a non capire.
- ... insomma... ho giocato... ho perso... ho perso soldi che non avevo!! E qualcuno me li ha prestati. Una grossa somma, sai... beh, oggi... si, insomma... oggi sono venuti a battere cassa e mi hanno proposto di chiudere tutti i miei debiti in cambio di un lavoretto. Non avevo idea che quello da accoppare fossi tu!! Ma che gli hai fatto a quella gente? Ti volevano morta...-
Cazzo!!! Morta??? Bastò un minuto per ripercorrere la sua vita a ritroso e trovare conferma che non aveva fatto mai del male a una mosca. Ok, aveva avuto atteggiamenti libertini ma, a meno che Luciano non avesse scoperto tutto, non c'erano altri motivi così gravi per volerla morta. A meno che...
- Dimmi chi è stato! Dimmi chi è il mandante! - mamma mia! Non poteva sentirsi parlare così. Sembrava di stare nel mezzo di un film poliziesco. In che casino si era cacciata questa volta?
- Walter Bazzichelli... lo conosci? Mi ha detto solo che dovevo fare fuori quel bastardo che ha ucciso sua sorella. -
Walter... quel brutto stronzo! Non solo l'aveva fatto godere due volte (che forse erano state le uniche due scopate decenti della sua vita) ma, invece di esserle riconoscente, voleva farla fuori.
Terribile!
... terribile che al mondo ci fossero persone tanto insignificanti quanto pericolose!
In men che non si dica, i due ragazzi escogitarono un piano geniale. Walter avrebbe avuto una bella lezione!
Manuela scese dalla Jeep con un sorriso a trentadue denti stampato in faccia.
Si sentiva sollevata all'idea di avere Luca come guardia del corpo. Era sempre stato protettivo con lei e, anche se era passato del tempo dall'ultima volta che si erano visti, le cose non sembravano essere cambiate più di tanto. Si, lei era sposata adesso. Ma quello poteva considerarsi un dettaglio! Luciano non avrebbe comunque potuto tirarla fuori da quella situazione. Lui, così a modino... e la sua magrezza... insomma, non aveva il fisico adatto per uno scontro diretto con un altro uomo. Le avrebbe prese, non date. E quella faccia da bravo ragazzo... non avrebbe fatto paura nemmeno a un bambino.
Poi era meglio tenerlo fuori da quella storia. Non sarebbe mai riuscita a dare una spiegazione plausibile alla situazione, tanto meno alle foto in mano alla polizia. Cavoli... se n'era quasi dimenticata. Si sarebbe dovuta lavorare per bene l'ispettore Cortese (che, neanche a dirlo, era un bell'uomo!) e sperare che la cosa rimanesse fra loro. Ma si, perchè avrebbero dovuto coinvolgere anche suo marito? Non era in casa quando era successa la disgrazia, ed inoltre, Luciano aveva visto Tatiana solo in un paio di occasioni. "Andrà tutto bene" si rassicurò.

Mentre saliva i gradini della prefettura, si voltò a salutare Luca. "Non me lo ricordavo così carino..." pensò Manuela rivolgendogli un'ultima occhiata e sorridendo fra sé al ricordo delle acrobazie fatte assieme.
Manuela non si capacitava di come fosse possibile incontrare tanta gente legata al suo passato. Aveva cambiato città apposta, proprio per dare un taglio netto e invece, ad ogni passo, s'imbatteva in qualche personaggio che avrebbe potuto rovinarle la vita.
Sembrava una macchinazione cosmica, di proporzioni incontrollabili.
E se non ce l'avesse fatta? Se si fosse levato il vento e il polverone avesse assunto le proporzioni di una tempesta di sabbia? Dio, avrebbe preferito morire. O magari bastava emigrare all'estero? Ogni giorno in più che passava su questa terra, era sempre più incasinato. E per merito suo!
Il pensiero che seguì, la colpì con più violenza del cazzotto che aveva ricevuto poco prima dall'orango incappucciato. Presto o tardi avrebbe dovuto affrontare Luciano. E nel suo matrimonio sarebbero scorsi i titoli di coda...
Varcò l'ingresso della prefettura tentennante e fu travolta da Gnoccon e due telecamere accese. Che cavolo stava succedendo adesso?
Manuela aveva una gran voglia di piangere per la disperazione. Ma la tranquillità, dove cazzo era finita? Va bene, era colpa sua di un tot di cose. Ma Dio non poteva aspettare il trapasso per fare giustizia? Doveva davvero farla in terra?
L'ispettore Cortese sbucò dal nulla, fece scudo col suo corpo per proteggerla da quel mondo crudele (almeno, così lo vedeva Manuela) e la portò via con sé.

 
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lunedì, 02 luglio 2007, 23:43

-4

(sembra la pubblicità della 500 che Splinder ci sta rifilando da un paio di settimane ehehe)

*

Il 118 non fece in tempo a partire che arrivò Luciano giusto in tempo per gustarsi la scena.
Tatiana era irriconoscibile: aveva il volto gonfio e bluastro che sembrava truccato per una parte di Zombie. Strana la sorte... più che la tv lei aveva sempre sognato di fare cinema e una parte in un horror non l'avrebbe senz'altro rifiutata. Peccato... ormai era tardi per trovare la celebrità.
Da parte sua, Manuela improvvisò un pianto più che degno di un'attrice di Hollywood, giusto per adeguarsi all'amica e riuscendo a fregarle la scena anche dopo morta. Luciano passò tutta la sera a consolare la moglie e i suoi attacchi isterici improvvisi. Gli sembravano un tantino esagerati, ma doveva proprio essere scioccata la poverina.

Coccole su coccole, sesso su sesso... che non ci stava mai male.

Poi Luciano doveva placare quel fastidioso senso di colpa che gli faceva compagnia da quando aveva accettato l'invito di Linda. Va beh che non avevano concluso nulla ma non era una parentesi chiusa lì. Lui contava fortemente su una prossima volta anche perchè non si sarebbe fatto prendere per il naso un'altra volta da quella ragazzina.

Gli era rimasta addosso una voglia pazzesca di scopare. E fece l'amore con Manuela pensando a Linda.

... al buio... perchè così poteva pensare di avere l'altra fra le mani, sotto il suo corpo. Non fosse stato per quei leggeri gemiti che Manuela aveva l'abitudine di emettere ogni volta che veniva, sarebbe stato perfetto. Poteva davvero sembrare, al buio, di essere con un'altra donna. Ma quella era una piccolezza a cui non voleva nemmeno pensare. Stava facendo l'amore con Linda.... era Linda quella che godeva con lui... era Linda quella scomparsa dietro la porta del bagno e che non sarebbe più tornata. Quale migliore avventura, per uno sposato? L'unico neo era che lavoravano insieme... ma Linda era solo una praticante e lasciarla a casa non sarebbe stato un problema per lui. Si sentiva fedifrago e bastardo... e invece di sentirsi male, quei panni gli provocavano un'eccitazione fuori dal comune. E rifece nuovamente l'amore con Linda... beh, Manuela... e ancora... ancora... finché le prime luci dell'alba decisero di filtrare dalle persiane e illuminare il volto della moglie. Per non svegliarsi dal suo splendido sogno, decise di addormentarsi...

Walter passò l'intera notte nella camera mortuaria dell'ospedale maggiore, al fianco di un feretro semplice ed economico. Si sarebbe dovuto occupare di tutto lui, visto che i genitori abitavano in Germania e si erano disinteressati di loro dandoli in affidamento in tenera età. Avevano cambiato tante famiglie. Nessuna aveva i requisiti necessari per adottarli, nessuna voleva adottarli entrambi, tutte quelle che avevano tentato il percorso dell'adozione, avevano poi rinunciato... loro non si volevano separare. Tatiana era sempre stata l'unica persona di riferimento. L'unica che aveva promesso che non lo avrebbe mai lasciato e che si sarebbe occupata di lui. Walter amava sua sorella. Un amore viscerale, emotivo, fisico... dovuto a tante carenze e necessario per sopravvivere.

...ora, vederla lì... morta... si sentiva tradito. Avrebbe voluto gridare a Dio l'ingiustizia subita, l'ennesima dopo una vita piena di ingiustizie. Gli aveva tolto l'unica cosa bella che aveva. Adesso era solo.

Prese il cellulare e compose un numero di telefono. Era un numero che non usava mai, ma che teneva in caso di necessità. Dall'altra parte rispose un uomo. Il borbottio confuso non avrebbe permesso nemmeno a una mosca di sentire quello che i due si stavano dicendo. Ma quando Walter chiuse la comunicazione, sorrise...

... Manuela avrebbe avuto quello che si meritava!

*

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giovedì, 28 giugno 2007, 11:19

Manuela si lasciava toccare senza protestare.

La sua attenzione era rapita dalle mani di Walter, belle, morbide, con lunghe dita affusolate che si insinuavano maldestramente fra le pieghe del suo corpo. La maneggiava con la stessa cura che un macellaio avrebbe riservato a un quarto di bue al suo ultimo giro di boa.

Ma Walter era giovane. Avrà avuto una ventina d'anni o poco più e gli si poteva perdonare quasi tutto. E poi comunque, Manuela non aveva tempo di pensare a certi dettagli. Tanto più che non aveva ancora capito che tipo di relazione legava quei due.

- Si può sapere che fai? Così ciucciavi le tette a nostra madre... a una donna non si fa così. Spostati! - Tatiana lo aveva preso per una spalla e strattonato indietro per prendere il suo posto.

- E' tuo fratello? - Manuela fissava sbalordita l'amica che nel frattempo aveva racchiuso uno dei due piccoli seni nel palmo di una mano. Prima di accostare le labbra al capezzolo, disse - Cavoli, Manu... proprio non ti ricordi del piccolo Wally? Quando venivi a casa mia, lui era ancora un ragazzino... beh, non che sia cresciuto molto di testa... pensavo però che un visino tanto bello non lo avessi dimenticato... e la somiglianza con me... gli occhi... - L'alito caldo le sfiorò la pelle e un brivido scosse il corpo indifeso.

Tatiana aveva sempre avuto il potere di farla eccitare. Tante erano state le occasioni in cui gli odori si erano mischiati a perle di sudore, ben documentate a vedere le foto sparpagliate ai suoi piedi. La mano iniziò a tormentarle la coscia, le natiche... ma un ronzio vicino le fece riprendere il controllo di sé. Indietreggiò di pochi passi, con la mora attaccata al suo corpo come una piovra, finchè non urtò con la schiena il tronco di un grande ippocastano. Il ronzio si fece più intenso. Fu un attimo. Tatiana urlò e si scostò spaventata. Un nugolo d'api si avventò su di lei che terrorizzata tentò di scappare lontano. Ma poco lontano, si accasciò sulle ginocchia e cadde riversa in avanti.

Nel frattempo, Manuela si mosse lentamente, ben sapendo che movimenti bruschi avrebbero attirato lo sciame anche su di lei. Distrasse Walter cacciandogli la lingua in gola, facendolo cadere all'indietro e montandolo, a dimostrazione della cavallerizza provetta che nella realtà era. Il ragazzo era talmente preso dalla sua scarica ormonale, che non si era reso conto della sorella, a terra, che respirava sempre più a fatica. Manuela lo strinse dentro di sé solo un paio di volte, quelle necessarie per farlo esplodere.

Gli occhi di Manuela incontrarono lo sguardo vitreo di Tatiana.

Poi l'affanno, la corsa al telefono, il 118, i medici che tentarono di rianimarla... invano.

Shock Anafilattico... dissero.

Walter piangeva sul corpo della sorella tentando di scaricare così il suo senso di colpa. Anche Manuela piangeva silenziosamente. Una lacrima per essersi ricordata improvvisamente che Tatiana era allergica alle punture d'api. Un'altra lacrima per aver notato l'alveare il giorno prima. L'ultima lacrima perchè aveva risolto tutti i suoi problemi nel modo più stupido che mai si sarebbe immaginata.

Sorrise. E il sorriso non si spense nemmeno quando incontrò lo sguardo terribile di Walter che forse aveva intuito cos'era successo, e nemmeno quando lesse il labiale "Te la farò pagare"...

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PARMA - stasera alle 21.00, spettacolo dei Fichi d'India all'Eurotorri - gratuito
Io ci sarò... ma non chiedetemi l'autografo... non è la mia serata :-D

postato da AdorabileCla · permalink · commenti (35)
mercoledì, 30 maggio 2007, 22:09

- Conosci già Walter, vero?... - Tatiana sorrise maliziosamente, facendo un cenno con il capo verso il palazzo di fronte.
- Chi, scusa? No, non mi sembra proprio! - mentì Manuela. Ma la sua risposta affrettata, sintomo di una malcelata bugia, sarebbe stata percepita perfino un bambino. Tatiana non aveva comunque bisogno di nessuna conferma. Sapeva tutto, e quando diceva "tutto", intendeva proprio TUTTO.
La ragazza allora sorrise e assunse un atteggiamento di sfida quasi volesse dire "Fai la furba? Bene, vediamo quanto riesci a reggere la parte santarellina!"
- Vieni!!! - urlò al biondino affacciato alla finestra dell'altro edificio. Senza farselo ripetere, Walter scomparve e pochi istanti dopo il campanello d'ingresso suonò.
Manuela era stordita dal susseguirsi repentino dei fatti. Quella che era la sua nuova casa e in cui doveva ancora ambientarsi, sembrava essere quella di un altro. Tatiana si muoveva nei locali come se li conoscesse da sempre, andò ad aprire la porta e lo fece accomodare. Il non sentirsi padrona di qualcosa di suo, la metteva a disagio e la innervosiva. Stava per sbottare, incazzata nera, quando vide i due procedere verso di lei, limonandosi di gusto.
"Apperò..." pensò Manuela "allora forse la situazione non è così grave come pensavo!". Nella vana illusione che quei baci passionali fossero il preludio della sua tranquillità spirituale, Manuela accolse con un bel sorriso smagliante il nuovo arrivato. - Manuela, piacere. - disse presentandosi.
- Ciao... veramente ci siamo conosciuti l'altra sera... non ricordi più? -
- No... io... io non... - Manuela balbettò, cercando mentalmente una rapida soluzione per uscire indenne da quella situazione, ma lo specchio su cui si era improvvisamente ritrovata con entrambi i piedi era molto fragile.
- Sai, Manuela... quello che è successo l'altra sera fra noi, non è stato un caso. Tatiana ti ha vista passare in paese e mi ha detto che voleva darti una piccola lezione... - scoppiò a ridere - Voi donne siete tutte uguali! Non riuscite a perdonare un'amica se vi soffia l'uomo. -
O cavoli! Ancora con quella storia!
- Stiamo ancora parlando di Matteo? Dopo quattro anni? No, dico... sono passati QUATTRO ANNI! Tati non starai mica scherzando, vero? E poi mi sembrava che questa cosa l'avessimo chiarita! -
- Uhhh cara, se per te chiarire significa dire "mi spiace, me lo sono fatto ma è colpa tua perchè dovevi dirmi chiaramente che ti interessava!", allora abbiamo davvero chiarito. Infatti per me abbiamo chiarito che sei una grande stronza e pure ipocrita! -
La situazione stava precipitando a vista d'occhio. Lo specchio iniziava ad inclinarsi e Manuela ad annaspare per rimanervi attaccata.
- Tati, dai... facciamo pace? Ti ho sempre voluto bene, lo sai - Dio come si sentiva stupida! Ma come poteva essere stata la sua migliore amica? Come poteva aver diviso con lei i suoi segreti più intimi? Dall'altra parte però, anche Tatiana pensava la stessa cosa.
Niente, non c'erano speranze di riappacificazione, specialmente considerando il fatto che Gnoccon aveva preso Manuela per un lavoro in televisione destinato a Tatiana. Lo specchio poteva considerarsi rotto! Sarebbero venuti sette anni di sfortuna?
La tensione elettrizzava l'aria e quei poveri uccellini che svolazzavano su di un albero poco più in là, rischiavano di finire arrosto. Tatiana tirò fuori dalla borsa una busta e gliela scaraventò ai piedi. Una serie di foto imbarazzanti riprendevano Manuela nuda, vestita, col viso ricoperto di sperma, con la bocca piena di ciccia (ma non di salsicce, anche se di primo acchito poteva sembrare!), le sue mani che impastavano chissà quale corpo... insomma, proprio un bel photoalbum, non c'era che dire... e se Luciano l'avesse visto, le avrebbe sicuramente dato un PREMIO!
- Spogliala! - ordinò Tatiana improvvisamente a Walter. Il ragazzo, ubbidiente come non mai, si avvicinò a Manuela, le sollevò l'abitino sfilandolo dalla testa e poi proseguì, senza che la ragazza protestasse in alcuna maniera... la poveraccia era in evidente stato di shock!


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postato da AdorabileCla · permalink · commenti (62)
martedì, 15 maggio 2007, 18:21
La porta socchiusa e il bicchiere di whisky appoggiato sul tavolino nell'ingresso, suonarono di buon auspicio all'orecchio di Luciano che era letteralmente volato da un capo all'altro della città, pur di essere puntuale a quell'appuntamento.
Si guardò attorno. Non era mai stato lì prima d'ora. O meglio, solo una sera che aveva accompagnato Linda fino al portone di casa senza salire. Lavoravano insieme da venti giorni, Linda era una praticante, una sua dipendente, e lui finora non aveva mai mischiato lavoro e piacere. A dirla tutta non aveva mai mischiato  proprio niente niente perchè da quando si era sposato, anzi, fidanzato, non c'era stata altra donna all'infuori di Manuela. E non si era mai pentito di quella scelta. Manuela era bellissima, intelligente, simpatica... quasi perfetta insomma.
Ma il trasloco e la moglie spesso assente e persa dentro i fatti suoi, mescolati ad un periodo di stanchezza e di crisi personale, lo avevano portato ad essere più ricettivo a certi segnali provenienti dal mondo femminile. Luciano non era bello. Era un trentenne alto, grosso e piuttosto spelacchiato... nulla di particolarmente attraente. Linda invece era una giovane studentessa universitaria alla soglia della laurea che cercava qualche scorciatoia per aprire un proprio studio di consulenze fiscali. Non era bella neppure lei, piuttosto magra e con un casco di capelli ricci, il cui biondo platino permetteva di individuarla anche in piena notte. I seni minuscoli erano sempre in mostra sotto camicette di seta e l'unica curva evidente era quella del naso leggermente ricurvo. Una coppia piuttosto strana, se visti insieme.
Luciano si era chiesto più volte cosa l'affascinava di quella ragazza e, non trovando risposte plausibili, si era detto che sicuramente era il gusto del proibito. Ricordava ancora una conversazione goliardica avuta qualche sera prima con i suoi amici. Mauro voleva cambiare vita, cercava un'amante carina dolce e simpatica. L'altro Mauro era così pieno di donne che ormai tutte le proposte che gli venivano fatte arrivavano a nausearlo. Finiva sempre che il primo Mauro chiedeva al secondo di passargliene qualcuna, e tutti scoppiavano a ridere. Carlo voleva invece un'amante da amare e che lo amasse, mentre Vincenzo giustificava le sue tante amanti col fatto che incontrava solo donne porche. Ecco... Luciano avvertiva un odore strano provenire dalla pelle della ragazza quando gli passava vicino e fingeva di strusciarsi a lui per sbaglio. Si, Luciano poteva dire che Linda aveva l'odore della porca! Un odore indefinito, che gli ricordava la sua adolescenza e quel periodo in cui ogni buco andava bene per dar pace alle sue voglie. Sorrise... invece di andare avanti, andava indietro... sorrise ancora, ma in realtà non c'era nulla di così esilarante...
Linda comparve nella penombra della stanza. Un locale piccolissimo che fungeva da cucina, salotto e studio. Indossava short e canotta, mettendo in mostra un corpo dai tratti quasi maschili. Senza dire nulla, Linda infilò la mano negli slip, affondò il dito indice nelle sue intimità, poi la ritirò e la infilò fra le labbra di lui. Dolce, salato... Luciano non sapeva bene definirlo, ma gli piaceva. Le succhiò il dito e lo tenne in bocca finché non fu lei a ritrarlo.
Linda disse sottovoce - La mia coinquilina non ha voluto aspettare... sono in camera... hanno già cominciato... manchiamo solo noi... -
Luciano la seguì più eccitato che mai. Quando la porta si aprì, gli si mostrò uno spettacolo cui non era preparato: una ragazza si faceva montare da un ragazzo di colore, mentre un altro era seduto in poltrona che guardava e aspettava il suo turno.
Non riusciva ad entrare in quella stanza. D'accordo tradire Manuela ma ad un'orgia non era davvero pronto. Insomma, non aveva valutato la possibilità di partecipare a un evento che richiedeva un tifo da stadio. Tant'é che il suo caro amico nelle mutande si era già risentito e richiuso nel suo piccolo mondo! E visto che Lui aveva detto no, non restava altro da fare che battere in ritirata.
Il cellulare che squillò in quel preciso momento, fu la sua ancora di salvezza.
Uscì dall'appartamento parlando di scaglioni fiscali, aliquote e tutto ciò che gli veniva in mente. Dall'altra parte tanto nessuno sarebbe rimasto stranito, visto che aveva già riattaccato.
Linda richiuse la porta dietro di lui ma senza preoccuparsi più di tanto di quella fuga improvvisa e ingiustificata. Scrollò le spalle con fare sbarazzino e andò a consolarsi nella stanza del piacere. Linda sapeva che prima o poi avrebbe avuto Luciano... si, doveva averlo! Sennò da chi avrebbe potuto farsi falsificare i documenti che dichiaravano gli anni di praticantato presso il suo studio?
 
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